C'è un intero sistema di laghi salati nel sottosuolo di Marte, localizzato al Polo Sud del pianeta. Si tratta di una scoperta straordinaria, che non solo migliora la nostra comprensione sulle caratteristiche geologiche e sull'evoluzione del Pianeta Rosso, ma aumenta anche le probabilità che in questi bacini subglaciali possa esserci vita. Gli scienziati ipotizzano che possano essere presenti microorganismi semplici alla stregua di batteri, ma si tratterebbe comunque di vita aliena, originata in un pianeta diverso dalla Terra (l'unico, ad oggi, nel quale la sua presenza è certa).

A scoprire la rete di laghi marziani subglaciali è stato un team di ricerca tutto italiano guidato da scienziati dell'Università degli studi Roma Tre di Roma e dell'Istituto di Radioastronomia (IRA) dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) di Bologna. Hanno collaborato i colleghi della Scuola di Scienze dell'Università del Queensland Meridionale (Australia), del Dipartimento di Fisica e di Scienze della Terra dell'Università Jacobs di Brema (Germania), dell'Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali (IAPS) dell'INAF e del CNR.

Tutto è iniziato nel 2018, quando lo stesso team di ricerca ha annunciato la scoperta di un lago salato subglaciale sotto al Polo Sud di Marte, sito a 1,5 chilometri di profondità. Per intercettarlo gli scienziati italiani si affidarono allo strumento MARSIS (Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionosphere Sounding) installato sulla sonda dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) Mars Express, che orbita attorno al Pianeta Rosso dal giorno di Natale del 2003. La notizia della scoperta fece rapidamente il giro del mondo, riaccendendo i riflettori su Marte proprio perché la presenza di acqua liquida aumentava sensibilmente le probabilità della presenza di vita.

Gli scienziati, coordinati dal Elena Pettinelli, Sebastian Emanuel Lauro e Roberto Orosei – quest'ultimo a capo del radar MARSIS -, hanno continuato ad analizzare i dati della sonda sfruttando un metodo più approfondito ma soprattutto ampliando l'area di interesse, passata dai 20 chilometri quadrati della ricerca originale ai 250-300 della nuova indagine. Ciò ha permesso di identificare un'intera rete di bacini idrici, la cui presenza suggerisce che i laghi salati possano essere ancora di più. Se infatti la scoperta di un solo lago poteva essere un fenomeno isolato, magari associato alla peculiare geografia del territorio in cui è stato rinvenuto, una rete apre scenari completamente differenti.

La mappa dei laghi scoperti su Marte. Credit: Nature Astronomy
in foto: La mappa dei laghi scoperti su Marte. Credit: Nature Astronomy

“La scoperta di un intero sistema di laghi implica che il loro processo di formazione sia relativamente semplice e comune, e che questi laghi probabilmente siano esistiti per gran parte della storia di Marte. Per questo potrebbero conservare ancora oggi le tracce di eventuali forme di vita che abbiano potuto evolversi quando Marte aveva un'atmosfera densa, un clima più mite e la presenza di acqua liquida in superficie, similmente alla Terra dei primordi”, ha dichiarato il professor Orosei all'ANSA.

Ma come hanno fatto effettivamente gli studiosi a intercettare dei laghi nel sottosuolo? Il radar, in parole semplici, analizzando il modo in cui “rimbalzano” le onde radio sulle superfici può determinare la natura del materiale "colpito". Poiché l'acqua fa rimbalzare queste onde in modo specifico, Pettinelli e colleghi hanno potuto determinare l'esistenza dei bacini subglaciali. La tecnica utilizzata è affidabile ed è la stessa per intercettare acqua liquida sotto il ghiaccio dell'Antartide, pertanto gli scienziati sono molto fiduciosi dell'accuratezza dei dati raccolti. Hanno inoltre determinato che si tratta di acqua salata poiché quella dolce congela a temperature più alte, e nella posizione in cui si trovano i bacini verosimilmente sarebbero stati trovati blocchi di ghiaccio, e non laghi.

Per comprendere dimensioni, profondità e altre caratteristiche dei laghi subglaciali andrebbe organizzata una missione in loco con un rover (o un lander) equipaggiato con strumenti sofisticati, come quelli per il monitoraggio sismico, e non si esclude che in futuro possa essere pianificata. Per quanto concerne l'analisi dell'acqua marziana, per andare a caccia di potenziali forme di vita, come specificato da Orosei si dovrebbe superare il Trattato sullo spazio esterno del 1967, che vieta l'approccio alle fonti d'acqua per il rischio che possano essere contaminate dalla vita proveniente dalla Terra. I dettagli della ricerca “Multiple subglacial water bodies below the south pole of Mars unveiled by new MARSIS data” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Astronomy.