Entro il 2100 decine di aree costiere italiane rischiano di essere sommerse dall'acqua del mare. È l'allarme lanciato dagli studiosi dell'Aigeo (Associazione italiana di geomorfologia) durante un convegno tenutosi a Taranto, una località scelta non a caso poiché la Puglia, assieme alla Sicilia, è la regione che rischia maggiormente inondazioni disastrose. E proprio da ricercatori delle università pugliesi, quella del Salento e quella di Bari in collaborazione con altri enti, è stato messo a punto il progetto START, acronimo di Sistemi di rapid mapping e controllo del territorio costiero e marino, uno strumento in grado di prevedere lungo tutta la costa del Bel paese – circa 7.500 chilometri – quali si rischi si corrono e dunque di avere dati per sviluppare interventi preventivi.

In base ai calcoli degli scienziati, presentati dal professor Giuseppe Mastronuzzi, docente presso l'ateneo di Bari e coordinatore del team di morfodinamica costiera dell’Aigeo, sono ben 33 le aree che tra 80 anni saranno suscettibili di invasione delle acque e vera e propria sommersione. Tra esse, oltre a quelle pugliesi, vi sono le coste catanesi, cagliaritane, quelle della pianura Pontina e anche la Versilia, senza dimenticare la Laguna di Venezia, che in numerosi studi scientifici dedicati agli effetti dei cambiamenti climatici viene spesso citata come una delle aree più a rischio. Del resto sono tutte zone che si trovano al di sotto del livello del mare, e secondo gli scienziati, entro il 2100, il mare si alzerà di 30 centimetri nella migliore delle ipotesi e di ben 1,5 metri in quella peggiore, con effetti devastanti.

I rischi sono rappresentati anche dalle mareggiate, catalizzate da fenomeni alluvionali sempre più frequenti, e che spinti dal riscaldamento globale non potranno che aumentare in frequenza. Secondo Mastronuzzi, onde alte 6 metri al largo del golfo tarantino sarebbero in grado di sommergere la costa per ben 15 metri. Un'altra minaccia è rappresentata da fenomeni come gli tsunami, meno probabili ma pur sempre possibili soprattutto in Italia meridionale – come quelli avvenuti in passato in Sicilia e in Puglia – , e dallo sgretolamento delle falesie, che risultano in costante arretramento da diversi anni. La speranza degli studiosi è che strumenti come lo START possano aiutare a evitare sciagure per tempo, tuttavia i fenomeni legati ai cambiamenti climatici, allo scioglimento dei ghiacci e al conseguente innalzamento dei mari, sono a carattere globale così come lo debbono essere le misure da intraprendere, alla stregua degli ‘Accordi sul clima' siglati a Parigi nel 2015.

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