Il coronvirus SARS-CoV-2 può resistere fino a quattro giorni sulle superfici interne delle mascherine, mentre in quelle esterne la “sopravvivenza” del patogeno emerso in Cina può arrivare fino a sette. A sottolinearlo è l'Istituto Superiore di Sanità (ISS), in un documento chiamato “Raccomandazioni ad interim sulla sanificazione di strutture non sanitarie nell’attuale emergenza COVID-19: superfici, ambienti interni e abbigliamento”. Potete consultarlo in PDF cliccando sul seguente link. Il dato indicato dall'ISS si basa sulla letteratura scientifica disponibile sino ad oggi, e risulta particolarmente prezioso nell'ottica della prevenzione, soprattutto adesso che la Fase 2 – quella della convivenza col virus – è entrata nel vivo, e l'uso dei dispositivi di protezione individuale (DPI) e l'igiene delle mani rappresentano un baluardo per spezzare la catena dei contagi.

Gli scienziati dell'ISS hanno fatto riferimento ai risultati dello studio “Stability of SARS-CoV-2 in different environmental conditions” guidato da scienziati della Scuola di Salute Pubblica dell'Università di Hong Kong e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Lancet Microbe. Gli autori dell'indagine, coordinati dal professor Alex WH Chin, hanno valutato la resistenza del coronavirus SARS-CoV-2 a diverse temperature, scoprendo che risulta particolarmente stabile a quelle basse (il range ideale è attorno ai 4° centigradi). Oltre ai test sulle temperature, grazie ai quali si è scoperto che dopo mezz'ora a 56° C e dopo 5 minuti a 70° C il virus non è più rilevabile, Chin e colleghi si sono concentrati sulle superfici, ed è proprio grazie a queste indagini che è stata determinata la resistenza sulle mascherine.

Grazie agli esperimenti è stato scoperto che particelle virali infettanti del coronavirus SARS-CoV-2 resistono fino a 30 minuti su carta da stampa e carta velina; fino a un giorno su legno e tessuto; fino a due giorni su banconote e vetro; fino a quattro giorni su acciaio inox, plastica e superfici interne delle mascherine; fino a 7 giorni sulla superficie esterna delle mascherine. Poiché il patogeno emerso in Cina – nella seconda di metà novembre 2019, secondo uno studio condotto dall'Università Campus BioMedico di Roma – sembra stabile in un ampio range di pH (tra 3 e 10) e anche a 20° C di temperatura, bisogna fare estrema attenzione al contatto con superfici potenzialmente contaminate. Possiamo proteggerci lavando accuratamente le mani con acqua e sapone per 40-60 secondi o con una soluzione idroalcolica per 20-30 secondi. L'operazione va fatta sempre prima di indossare le mascherine e dopo averle tolte.

Commentando i dati del documento pubblicato dall'Istituto Superiore di Sanità, il medico ed epidemiologo Paolo D’Ancona – che lavora proprio per l'ISS – ha sottolineato al Sole 24 Ore che i risultati, pur essendo frutto di evidenze scientifiche, "vanno declinati in base alle situazioni ambientali", aggiungendo che "i coronavirus resistono meglio a temperature basse e in ambienti umidi". È per questa ragione che le alte temperature della stagione estiva potrebbero essere di aiuto nel contrasto alla diffusione della pandemia. Inoltre D'Ancona afferma che le particelle virali, pur sopravvivendo, “non significa di per sé che trasmettano la malattia: se ci sono poche particelle virali, infatti, la carica infettante è minore”. Lo specialista ha aggiunto inoltre che “purtroppo però non si conosce quale sia la dose minima per infettare, anche perché dipende anche dalle difese immunitarie dei singoli individui. Pertanto – conclude D'Ancora – bisogna stare sempre molto attenti”.

Per quanto concerne il corretto uso e la disinfezione delle mascherine, l'epidemiologo sottolinea che quelle lavabili vanno immediatamente messe in lavatrice una volta tolte, senza poggiarle sui mobili, mentre quelle chirurgiche vanno gettate nell'indifferenziata. A causa della scarsità delle scorte, in determinati casi si potrebbe essere costretti a riutilizzare prodotti monouso; per farlo si può procedere alla sanificazione seguendo i consigli del professor Fabrizio Pregliasco e della guida realizzata dallo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare (S.C.F.M.) di Firenze.