Con l'avvio dell'attesa “Fase 2” nell'emergenza coronavirus, per uscire di casa potrebbe diventare obbligatorio indossare le mascherine chirurgiche, come del resto già previsto in Lombardia e in altre regioni italiane. Tuttavia, com'è ben noto a chiunque abbia provato ad acquistare questi dispositivi di protezione individuale (DPI), la disponibilità è tutto fuorché sufficiente. Le carenze, spesso accompagnate da ingiustificate speculazioni sui prezzi, hanno coinvolto anche i respiratori professionali con filtro (FFP2 ed FFP3), mettendo a rischio gli operatori sanitari e i pazienti immunodepressi. La speranza è che il boom produttivo di nuove mascherine – che sta coinvolgendo decine di aziende italiane “riconvertite” – e la distribuzione gratuita (e sistematica) dei dispositivi possano aiutare a superare questa fase di carenza cronica. Fino ad allora sarà comunque necessario arrangiarsi con ciò che si ha già disposizione, ad esempio indossando più volte la stessa mascherina chirurgica, pur trattandosi di un dispositivo rigorosamente monouso (come del resto specificato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e dal Ministero della Salute). Per farlo, naturalmente, è doveroso seguire delle precise indicazioni in termini di igiene delle mani, manipolazione e disinfezione delle stesse. Sul riutilizzo delle mascherine abbiamo chiesto un parere al professor Fabrizio Pregliasco, virologo presso il Dipartimento di Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano, Vice Presidente Nazionale dell’A.N.P.A.S. (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze) e Direttore Sanitario della Casa di Cura Ambrosiana SRL di Cesano Boscone. Ecco cosa ci ha detto su come igienizzare questi dispositivi.

Professor Pregliasco, la carenza di mascherine chirurgiche è sotto gli occhi di tutti, e presto potremmo essere obbligati a indossarle ogni qual volta usciremo di casa. Possiamo riutilizzare quelle che già abbiamo, anche se sono prodotti monouso? E come?

Sì, si può fare. Anche lasciandole all'aria aperta, o comunque utilizzando uno spray disinfettante alcolico e lasciarle poi all'aria. Possono essere riutilizzate se il rischio è limitato, chiaramente. Non in ambiente professionale. Ma se le si mette per andare in farmacia, al supermercato, si può fare.

Quante volte potremmo riutilizzarle?

Dipende se si rovinano. Bisogna verificare l'aspetto macroscopico, che non ci siano danni. Immagino un utilizzo per due o tre cicli, insomma. Poi ovviamente bisogna vedere se si infeltriscono, se sono macroscopicamente rovinate.

Alcuni consigliano di scaldarle, ad esempio con un phon, dato che il calore è in grado di inattivare il virus. Cosa ne pensa?

Può essere un'alternativa. Il fatto è che la carica virale, dopo 4 ore, anche se dovesse esserci si riduce. Quindi se uno lascia la mascherina 12 ore all'aria aperta, ed eventualmente applicando un trattamento termico oppure un po' di disinfettante, forse è un po' meglio.

Come disinfettare una mascherina

Una guida su come disinfettare correttamente una mascherina chirurgica usata è stata messa a punto dallo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare (S.C.F.M.) di Firenze, che ha pubblicato un documento in PDF di tre pagine chiamato “Istruzioni d'uso per la sanitizzazione delle mascherine monouso di protezione individuale in emergenza da COVID 19”. Il trattamento descritto, si legge nel documento, “deve essere limitato a quei casi nei quali è stato valutato basso il rischio ed applicabile il reimpiego”, ed è invece “sconsigliato per tutto il personale che si trova ad operare con persone infette (o in ambienti ad alto rischio di contagio) in quanto non vi sono, al momento, dati sufficienti per poterne convalidare l’efficacia”. Insomma, come specificato dal professor Pregliasco, il riutilizzo (previa disinfezione) può essere considerato in quelle situazioni di uso limitato alle attività quotidiane e non in ambito professionale o quando si è in contatto coi malati.

Lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare (S.C.F.M.) raccomanda di seguire in modo scrupoloso tutti i punti indicati nel documento, a partire dal lavaggio delle mani. Per procedere alla sanitizzazione si deve utilizzare “una soluzione idroalcolica al 70% (Alcool a 70°) in erogatore spray ecologico o altro dispenser idoneo a permettere una spruzzatura della soluzione”. Ecco lo schema dettagliato con i punti da seguire.

1. Effettuare un accurato lavaggio delle mani seguendo lo schema indicato qui sopra.

2. Togliere la mascherina indossata sul viso utilizzando gli elastici e cercando di evitare di toccarla nella sua parte interna.

3. Lavarsi nuovamente le mani seguendo le istruzioni del punto 1,indossare un nuovo paio di guanti monouso o in alternativa sanitizzare le mani con una soluzione idroalcolica al 75-85% o altro disinfettante idoneo.

4. Adagiare la mascherina su una superficie precedentemente pulita/sanitizzata con acqua e sapone o soluzione idroalcolica al 75-85% o altro disinfettante idoneo, con la parte esterna verso l'alto.

5. Spruzzare uniformemente la soluzione idroalcoolica al 70% su tutta la superficie compreso gli elastici ma senza eccedere nella bagnatura; E’ sufficiente che sia spruzzato uno strato uniforme sull’intera superficie.

6. Girare la mascherina e ripetere l'operazione.

7. Lasciare agire la soluzione fino a completa evaporazione in un luogo protetto (almeno 30 minuti, il tempo di asciugatura può variare in funzione delle condizioni ambientali).

8. Dopo l’asciugatura, trascorso il tempo suddetto, la mascherina è sanitizzata, evitare pertanto di contaminarla, soprattutto nella parte interna. In caso di persistenza di odore di alcool si consiglia di lasciare ulteriormente asciugare su di una superficie pulita e sanitizzata, altrimenti riporre la mascherina in una busta di plastica fino al nuovo uso.

AVVERTENZE

1. Non riporre la mascherina sanitizzata all'interno o sopra superfici non sanitizzate senza la protezione della busta di plastica.

2. Non utilizzare la mascherina ricondizionata in caso di evidenti alterazioni.

3. L’interno della mascherina non deve essere toccato per nessun motivo in quanto si potrebbe correre il rischio di contaminazione che favorirebbe il contagio.

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