Gli ambienti scientifici hanno promossa il farmaco, ma la popolazione, evidentemente, continua a nutrire sospetti. Tra il 12 ed il 18 novembre tre persone, due siciliani di 87 e 68 anni e una molisana di 79 anni, persero la vita entro le 48 successiva alla somministrazione di Fluad, il vaccino anti-influenzale della Novartis. L'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) bloccò la diffusione del vaccino in attesa che le autorità facessero ulteriori test. Sia la Novartis che l'Istituto superiore di Sanità non ravvisarono alcuna anomalia e così, due settimane dopo il blocco, l'Aifa dispose nuovamente la somministrazione del farmaco.

Un passaggio d'obbligo, probabilmente, quello del blocco e dei successivi riesami, ma che non ha convinto la popolazione. In un convegno a Firenze si stima che rispetto all'anno precedente si sia vaccinato il 25-30% in meno, a fronte di previsioni che, all'inizio della stagione influenzale, parlavano di una riduzione di due milioni dei soggetti non coperti dal vaccino. Il caso Fluad, dunque, avrebbe inciso e non poco. Sebbene già da ora appaia evidente, dai dati dei pronto soccorsi, che l'estensione della malattia sia particolarmente ampia, per poter valutare le conseguenze di tale limitata copertura bisognerà attendere la fine di febbraio. Solo allora sarà possibile dire quanti siano gli italiani influenzatisi durante la stagione e, soprattutto, se la riduzione dei vaccini abbia causato un aumento dei decessi.

Il picco influenzale arriverà a metà febbraio, per cui il Ministero della sanità e l'Aifa hanno esortato a proseguire nelle vaccinazioni dei soggetti a rischio, nonostante il farmaco impieghi due settimane per fare effetto. Chi dunque eseguirà la misura di profilassi all'inizio del prossimo mese sarà al sicuro solo nella fase discendente dell'influenza. Secondo i dati di Influnet dell'Istituto superiore di sanità "c'è un brusco aumento del livello di incidenza di sindromi influenzali, più evidente nelle fasce di età pediatrica e in quella dei giovani adulti". I soggetti ritenuti a rischio sono bambini (di cui nelle ultime settimane si è registrato un aumento dei casi), anziani, a soggetti con patologie respiratorie e a donne in stato di gravidanza.