Grazie a una scrupolosa indagine giornalistica guidata dal New York Times sarebbero stati individuati i responsabili dell'immissione in atmosfera di tonnellate di CFC-11 o triclorofluorometano, una sostanza chimica vietata e pericolosissima che distrugge lo strato di ozono. Si tratterebbe di aziende cinesi che producono frigoriferi e altri elettrodomestici, alcune delle quali hanno confermato al prestigioso quotidiano americano il proprio coinvolgimento. Ma per capire cosa ha spinto a indagare, bisogna fare un passo indietro.

Tutto ha avuto inizio lo scorso maggio, quando un team di ricerca internazionale guidato dall'Amministrazione Nazionale Oceanica ed Atmosferica (NOAA) ha dimostrato che le concentrazioni di CFC-11 risultano inspiegabilmente in aumento da circa cinque anni. Questa sostanza in passato veniva ampiamente utilizzata nelle schiume isolanti e aerosol per elettrodomestici e altri dispositivi, tuttavia gli scienziati si accorsero in breve tempo della sua pericolosità. In parole semplici, una volta in atmosfera il triclorofluorometano viene scisso dai raggi solari e libera il cloro, che è in grado di erodere lo strato di ozono, la barriera che ci protegge dalla letale radiazione cosmica. Per questo motivo sin dal Protocollo di Montreal del 1987 ne è stato stabilito il progressivo divieto. La messa al bando è stata fedelmente rispettata da tutti i Paesi firmatari, tuttavia, come evidenziato dal NOAA in un articolo su Nature, qualcuno recentemente è tornato a remare contro, molto probabilmente da qualche parte in Asia orientale. Ed è proprio lì che il New York Time, ingaggiando anche investigatori indipendenti, ha trovato i primi responsabili.

Le fabbriche cinesi individuate che hanno ignorato il divieto sono otto, ma secondo Avipsa Mahapatra, uno dei responsabili della Environmental Investigation Agency (EIA), potrebbe trattarsi della punta dell'iceberg. Del resto le quantità illegali di CFC-11 che finiscono in atmosfera sono tali che potrebbero rimandare di decenni il ripristino del buco dell'ozono, previsto per il 2050. Tra i responsabili che si sono esposti in prima persona c'è Zhang Wenbo, il proprietario di una delle otto aziende sotto accusa, che ha specificato di utilizzare la schiuma a base di CFC-11 per i propri frigoriferi perché più economica. Ma ha sottolineato di non essere al corrente dell'estrema pericolosità per l'ambiente.

Secondo Alexander von Bismarck, direttore esecutivo della Environmental Investigation Agency, quello commesso dalle aziende cinesi finite nel mirino del New York Times è un gravissimo crimine ambientale. Per questo l'agenzia ha già contattato il governo cinese inviandogli tutta la documentazione raccolta, per spronarlo a prendere le doverose misure contro chi continua a mettere in pericolo la salute dell'intera umanità.