Un esemplare di vombato comune. Credit: JJ Harrison
in foto: Un esemplare di vombato comune. Credit: JJ Harrison

Tra chi sta salvando la fauna selvatica che fugge dai catastrofici incendi in Australia non ci sono soltanto volontari, vigili del fuoco, forze dell'ordine e medici veterinari, ma anche altri animali, fra i quali si stanno distinguendo in particolar modo i vombati. O meglio, le loro tane. L'aiuto di questi grossi e simpatici marsupiali è infatti del tutto indiretto e soprattutto involontario, benché su internet stiano circolando storie su esemplari che starebbero radunando altri animali in fuga per condurli nel cuore delle loro gallerie sotterranee, al sicuro dalle fiamme. Si tratta naturalmente solo di fantasie che non hanno nulla a che vedere col reale comportamento animale, probabilmente nate dal desiderio di raccogliere qualche like o magari di trovare un segnale di speranza in una tragedia così grande. Del resto sono oltre un miliardo gli animali uccisi dagli incendi, secondo la stima del professor Christopher Dickman dell'Università di Sydney, e ben 37mila sono i koala deceduti sull'Isola dei Canguri.

Come spiegato su The Conversation dal professor Dale Nimmo, docente di Ecologia presso l'Università Charles Sturt del Nuovo Galles del Sud (fra gli Stati più colpiti dai roghi), è vero che i vombati possono fornire un rifugio sicuro alle altre creature che scappano dalle fiamme, ma non è assolutamente loro intenzione. I vombati, infatti, scavano grandi gallerie interconnesse sotto il suolo, che possono arrivare ad avere decine di ingressi e sfiorare anche i cento metri di lunghezza. Lo dimostra uno studio sul vombato dal naso peloso meridionale (Lasiorhinus latifrons), una delle tre specie di vombato esistenti che può raggiungere il metro di lunghezza per oltre 30 chilogrammi di peso. L'aspetto più interessante di queste gallerie sotterranee è la capacità di mantenere stabile la temperatura all'interno, con un solo grado di escursione termica tra il giorno alla notte, rispetto ai circa 25° centigradi che possono essere registrati in superficie. Si tratta dunque di veri e propri “fortini” antiincendio, e non c'è da stupirsi che moltissimi animali in fuga dalle fiamme cerchino riparo proprio nelle tane dei vombati.

Questa rete di gallerie sotterranee viene sfruttata dalle altre creature anche al di fuori le emergenze. Uno studio del 2015, spiega il professor Dimmo, ha dimostrato che ben dieci altre specie sono state viste all'interno delle tane dei vombati, sei delle quali più volte. Una di esse, il wallaby delle rocce dai fianchi neri (Petrogale lateralis), è stato visto addirittura più volte dei vombati stessi. In Italia simili interazioni si verificano normalmente nelle tane condivise tra tassi, volpi e istrici, dunque non c'è da stupirsi che ciò avvenga anche altrove.

È alla luce di queste considerazioni che molto probabilmente queste gallerie abbiano salvato (e stiano salvando tuttora) moltissime vite dagli incendi, così come lo stanno facendo le tane di altri animali scavatori, benché in misura inferiore. Ma pensare che i vombati abbiano radunato e fatto accedere volontariamente gli altri animali nello loro gallerie è decisamente falso; del resto non tutti gli animali sono benvenuti nelle tane di questi marsupiali, dove gli scienziati hanno trovato anche carcasse di cani e volpi col cranio schiacciato, evidentemente considerati troppo “invadenti”.