I resti di un serpente ucciso dai roghi
in foto: I resti di un serpente ucciso dai roghi

Le decine di migliaia di incendi appiccati nella Foresta Amazzonica stanno mettendo in gravissimo pericolo la sopravvivenza di 265 specie, 180 animali e 85 piante, tutte già fortemente minacciate prima che si propagassero i devastanti roghi. A lanciare l'allarme il WWF (World Wide Fund for Nature – Fondo Mondiale per la Natura) in occasione dell'AMAZON DAY, una ricorrenza che in Brasile celebra da quasi 170 anni la fondazione della provincia di Amazonas (oggi Stato), e che quest'anno è balzata agli onori della cronaca internazionale a causa dei drammatici incendi che stanno divorando la foresta pluviale. Ad agosto 2019, come indicato dal WWF, sono andati in fiamme quasi 25mila chilometri quadrati di foresta nel solo Brasile (l'Amazzonia si estende per 7,7 milioni di chilometri quadrati e abbraccia più Stati), un dato quattro volte superiore a quello del 2018.

Tra le 265 specie messe in pericolo dai roghi, le cosiddette “queimadas” appiccate da agricoltori e allevatori per occupare e fertilizzare terreni, la maggior parte di esse (il 76 percento) è tutelata da piani di protezione come il Conservation Units e il National Action Plan. Nonostante ciò, sono state avvolte dalle fiamme numerose riserve naturali e parchi nazionali, dove vivono specie endemiche – cioè che si trovano soltanto lì – particolarmente esposte al pericolo scaturito dal fuoco. Fra esse il WWF ricorda l'armadillo gigante o tatú gigante (Priodontes maximus), un grosso mammifero classificato con codice VU (vulnerabile) nella Lista Rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura; il pecari labiato (Tayassu pecari); il tinamo gigante (Tinamus major) e una specie di aquila. Ma c'è preoccupazione anche per animali non sottoposti a misure di conservazione specifiche come l'opossum dalle spalle nere (Caluromysiops irrupta), che a causa dei recenti incendi potrebbero aver subito un tracollo nelle popolazioni.

A rischio non ci sono solo gli animali, ma anche le piante. In Amazzonia, del resto, si trovano decine di migliaia di specie, metà della biodiversità vegetale dell'intero pianeta. La loro distruzione innesca effetti di erosione del terreno, immette in atmosfera enormi quantità di anidride carbonica (il principale dei gas serra) che catalizzano i cambiamenti climatici e veleni come il monossido di carbonio che possono alterare la qualità dell'aria. Anche se l'Amazzonia non produce il 20 percento dell'ossigeno che respiriamo, la sua distruzione rappresenta un danno per l'intero pianeta. E naturalmente non va dimenticato il dramma vissuto dalle popolazioni indigene, sempre più colpite dalle politiche antiambientaliste del nuovo governo presieduto da Jair Bolsonaro.