L'uso delle mascherine, il distanziamento sociale e la certosina e costante igiene delle mani, i tre “pilastri” nel contrasto alla pandemia di COVID-19, ci stanno proteggendo anche dall'influenza, come del resto ipotizzato (e sperato) dagli esperti prima dell'avvio della stagione fredda. L'incidenza dei casi in Italia è infatti talmente contenuta rispetto alla media da essere al di sotto della soglia basale, e tutto lascia presupporre che avremo dei mesi “tranquilli” dal punto di vista epidemiologico, anche se è ancora troppo presto per cantare vittoria. Se dovesse perdurare questa situazione ci saranno grandi vantaggi anche nella lotta al coronavirus SARS-CoV-2, dato che nel corso dell'inverno potrebbe dar vita alla temuta (e per alcuni scienziati praticamente certa) terza ondata.

A dimostrare che le misure anti COVID stanno limitando la diffusione dei virus influenzali è il sistema nazionale di sorveglianza epidemiologica e virologica dell’influenza “InfluNet”, gestito dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS) in collaborazione col Ministero della Salute. L'ultimo bollettino della rete, pubblicato sabato 12 dicembre e relativo alla 49esima settimana dell'anno (dal 30 novembre al 6 dicembre), indica che l'incidenza delle sindromi simil influenzali è di appena 1,9 su mille abitanti, un valore che è appunto sotto la soglia basale. Va comunque sottolineato che al momento mancano all'appello due Regioni (il Piemonte e la Valle d'Aosta), che non hanno ancora attivato il sistema di sorveglianza, inoltre a causa dell'emergenza coronavirus non tutti i medici che fanno parte della rete hanno inviato i dati dei pazienti. Insomma, l'evoluzione della curva sembra promettere bene, ma come dichiarato dal professor Fabrizio Pregliasco all'AGI si dovrà attendere ancora qualche tempo prima di averne la certezza: “Negli ultimi 3 o 4 anni l'epidemia è andata verso il picco dopo il periodo natalizio, sarà allora che potremo iniziare a tirare le somme e capire se la stagione influenzale sarà davvero così ridotta rispetto alla media”.

Che siamo comunque innanzi a una situazione decisamente migliore del solito lo dimostrano i dati della 49esima settimana del 2019; un anno esatto fa, infatti, l'incidenza media dell'influenza era già oltre la soglia basale, con 3 casi ogni mille abitanti. I casi totali stimati fino a quella settimana, inoltre, erano già 174mila, contro i 115mila di quest'anno. L'incidenza per fascia d'età, come evidenziato dai dati elaborati dal dottor Antonino Bella del Dipartimento Malattie Infettive dell’ISS, è pari a 3,42 per mille assistiti in quella tra 0 e 4 anni; di 1,53 per la fascia di età tra i 5 e i 14 anni; di 1,90 tra i 15 e i 64 anni; e di 1,39 per quelli di età pari o superiore ai 65 anni. La media è appunto di 1,93.

Particolarmente significativo il fatto che proprio in quest'ultima settimana non è stato registrato alcun nuovo caso di influenza, dall'analisi di circa 150 campioni biologici giunti in laboratorio (dai quali sono emersi una ventina di positivi al coronavirus SARS-CoV-2). In pratica, l'influenza è stata "spazzata via", e tutto lascia supporre che siano stati proprio mascherine, distanziamento e altre misure anti COVID a tenere a basa i virus influenzali. La situazione complessiva, comunque, non è paragonabile a quella verificatasi nei mesi scorsi in Australia; basti pensare che a settembre del 2020 furono infatti registrati in totale solo 107 casi di influenza, contro i 61mila del 2019. Questa differenza così netta è dovuta al fatto che l'Australia era in lockdown durante la prima ondata, mentre noi adesso abbiamo restrizioni meno severe del lockdown della primavera scorsa.

Poiché i sintomi di base dell'influenza e della COVID-19 sono praticamente sovrapponibili, il fatto che i virus influenzali circolino poco aiuterà i medici nella diagnosi differenziale, inoltre va tenuto presente che contraendo entrambi i virus si rischia di sviluppare una forma severa dell'infezione da coronavirus. “Sappiamo come sia problematico distinguere i sintomi Covid, almeno quelli iniziali, da quelli influenzali. Se avessimo una stagione influenzale mite sarebbe un grande vantaggio per combattere il coronavirus nei prossimi mesi invernali”, ha affermato il professor Pregliasco all'AGI.