I vaccinati contro il coronavirus SARS-CoV-2 che si infettano presentano una carica virale molto bassa, fino a 4,5 volte inferiore rispetto ai non vaccinati positivi, pertanto si riduce anche il potenziale rischio di trasmissione, con tutto ciò che ne consegue in termini di controllo della pandemia. In altri termini, il vaccino non solo elimina il rischio di finire in terapia intensiva e di morire per la COVID-19, ma protegge anche la comunità dalla diffusione del patogeno. A determinarlo è stato un team di ricerca israeliano guidato da scienziati del Technion – Israel Institute of Technology di Haifa, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Maccabitech – Maccabi Health Services di Tel Aviv e della Facoltà di Medicina “Sackler” dell'Università di Tel-Aviv.

Gli scienziati, coordinati dai professori Roy Kishony e Matan Levine-Tiefenbrun, docenti presso la Facoltà di Biologia dell'ateneo israeliano, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato i dati dei soggetti vaccinati membri del Maccabi Healthcare Services (MHS), già oltre un milione l'11 febbraio di quest'anno. Israele, del resto, è fra i primissimi Paesi al mondo per la velocità della campagna vaccinale, e ad oggi, in base alla “mappa delle vaccinazioni” di Our World in Data, risultano essere somministrate ben 9,93 milioni di dosi di vaccino, su una popolazione di poco meno di 9 milioni di abitanti. Una fetta significativa della popolazione ha già ricevuto la seconda dose e il Paese mediorientale viaggia spedito verso l'immunità di gregge e a un graduale ritorno alla normalità.

I ricercatori israeliani hanno raccolto e analizzato tutti i dati relativi alla reazione a catena della polimerasi di trascrizione inversa quantitativa (RT–qPCR, un approfondito esame di laboratorio che segue il tampone oro-rinofaringeo) per verificare il tasso di infezione nella popolazione coinvolta nello studio, e hanno quantificato la carica virale in coloro che sono risultati positivi. I test sono stati eseguiti presso il laboratorio centrale del MHS tra il 21 dicembre 2020 e l'11 febbraio 2021. In tutto sono stati analizzati i dati di poco meno di 5mila soggetti, e nel periodo di riferimento il tasso si positività risultava molto elevato, sintomo di un'ondata epidemica in corso, come specificato nell'abstract dello studio. Dall'analisi della carica virale dei vaccinati contagiati è emerso che essa è diminuita in modo significativo 12 giorni dopo l'inoculazione della prima dose del vaccino, nello specifico il BNT162b2/tozinameran di Pfizer-BioNTech (il colosso farmaceutico americano ha stretto un accordo speciale con Israele per favorire la vaccinazione a tappeto). A 12 giorni dalla somministrazione dalla dose, del resto, iniziano a innescarsi le prime difese dello scudo immunitario, che diventano complete 7 giorni dopo l'inoculazione della seconda.

Dopo aver messo a confronto le cariche virali rilevate nei vaccinati con quelle del gruppo di controllo, composto da circa 3mila soggetti non vaccinati (associati per sesso ed età) e positivi al SARS-CoV-2, il professor Levine-Tiefenbrun e i colleghi hanno determinato che la carica virale in chi aveva ricevuto il vaccino anti COVID risultava abbattuta dalle 2,8 alle 4,5 volte rispetto ai non vaccinati. Ciò significa che i vaccini possono spezzare efficacemente anche la catena dei contagi, riducendo la circolazione del patogeno. Il lavoro israeliano è stato apprezzato dal virologo Roberto Burioni, che in un post su Facebook ha lasciato il seguente messaggio: “Appena uscito un lavoro su Nature Medicine che dimostra come i vaccinati che si infettano hanno una carica virale molto bassa, il che conferma che con altissima probabilità i vaccini a mRNA OSTACOLANO IL CONTAGIO. Con il vaccino ne usciamo, forza!”. Il dato dovrà essere confermato anche per gli altri vaccini anti COVID attualmente in uso per combattere la pandemia di COVID-19. I dettagli della ricerca israeliana “Initial report of decreased SARS-CoV-2 viral load after inoculation with the BNT162b2 vaccine” sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature Medicine.