Alan Turing a 16 anni
in foto: Alan Turing a 16 anni

Può l’intelligenza artificiale uguagliare quella umana? Può un computer vibrare di sensibilità, cogliere le sfumature di significato, comprendere l’ironia o i paradossi? Il grande enigma che accompagna da decenni l’uomo, fin da quando l’informatica ha iniziato ad assumere un ruolo progressivamente più importante nelle nostre esistenze, sembrerebbe essere arrivato ad un punto di svolta: un computer è, infatti, riuscito ad “ingannare” i giudici della Royal Society britannica. Si tratta della prima volta in assoluto in cui l’inquietante interrogativo “ma le macchine possono pensare?” sembra aver ottenuto una risposta.

Eugene Goostman, il giovane "virtuale"

Un "super-computer" è riuscito laddove tutti hanno fallito per anni ed anni. Nel 1950 il matematico e logico britannico Alan Turing, considerato il padre dell’informatica, descriveva in un articolo scientifico le caratteristiche di quello che sarebbe diventato il test che porta il suo nome: seguendo specifici criteri, il test di Turing poteva determinare se una macchina era in grado di pensare. I risultati erano sempre stati negativi e l’uomo non era mai stato superato nel proprio “monopolio” dell’intelligenza a discapito del computer: fino ad oggi, quando un software progettato dal russo Vladimir Veselov e dall'ucraino Eugene Demchenko è riuscito a far credere ai propri interlocutori che a rispondere alle specifiche domande che venivano poste era un giovinetto russo di 13 anni, residente a San Pietroburgo, chiamato Eugene Goostman. In realtà Eugene non era altri che un programma sviluppato per simulare un adolescente il quale, nel corso di centocinquanta sessioni di conversazioni della durata di cinque minuti avvenute attraverso la tastiera, ha convinto i giudici di essere una persona vera nel 33% dei casi: per essere superato, infatti, il test deve ingannare con almeno il 30% delle risposte. Eugene era già andato vicino al risultato nel 2012, quando aveva persuaso i suoi interrogatori di essere una persona per il 29%: insomma, mancava molto poco.

Intelligenze artificiali

Il test di Turing può essere considerato una sorta di Santo Graal, un simbolo unico, nel campo dell'intelligenza artificiale, tant'è che prima d'ora erano state molte le applicazioni che si erano cimentate con esso: certamente quella che aveva raggiunto i risultati più strabilianti è stata Cleverbot, creata dal britannico Rollo Carpenter, la quale, durante il festival Techniche tenutosi a Guwahati, in India, ha preso parte al test assieme a delle persone. Il punteggio raggiunto è stato del 59,3%, contro la media del 63,3% dei partecipanti umani: il problema però è che Cleverbot funziona "pescando" da un database di conversazioni reali precedenti, il che ha creato delle controversie in merito alla possibilità che potesse trattarsi di una vera intelligenza artificiale. In effetti, vista la complessità delle macchine, si è resa indispensabile negli anni una riformulazione del test che risale ai lontani anni '50, quando i computer occupavano stanze intere: si pensi al caso di ELIZA, software progettato nel 1966 per simulare conversazioni con uno psicoanalista, evidentemente non intelligente ma la cui modalità di interazione poteva facilmente far pensare ad una intelligenza artificiale.

Insomma, fino a questo momento le intelligenze artificiali del calibro di HAL 9000 (2001: Odissea nello Spazio) o di Samantha (Her) sembravano soltanto fantascienza: ora nella fattispecie lo sono ancora (e presumibilmente lo saranno ancora a lungo), tuttavia il passo avanti in questa direzione compiuto da Eugene Goostman può a buon diritto essere considerata una «pietra miliare», secondo la definizione che ne ha dato il Professor Kevin Warwick, della University of Reading.

Sessant'anni dalla morte di Alan Turing

Curiosa casualità: la notizia del superamento del test è coincisa proprio con il sessantesimo anniversario della morte di Alan Turing il quale, il 7 giugno del 1954, pose fine ai propri giorni all'età di 42 anni avvelenandosi con una mela al cianuro. Il genio della matematica, il padre dell'informatica, colui il quale aveva fornito un servizio al proprio paese ineguagliabile attraverso il perfezionamento del sistema Enigma per la decrittazione dei codici utilizzati dai tedeschi, venne perseguitato in patria a causa della propria omosessualità: costretto alla castrazione chimica, umiliato nel proprio corpo, il quale a causa dell'assunzione forzata di estrogeni iniziò a sviluppare ginecomastia, si suicidò. Soltanto nel dicembre dello scorso anno, la Regina ha elargito una grazia postuma per il genio che tanto diede al mondo e poco ne ricevette in cambio.