Paleontologi e informatici dell'Università di Manchester (Gran Bretagna) hanno determinato che il tirannosauro (Tyrannosaurus rex) era tutto fuorché un gran corridore, potendo raggiungere al massimo una velocità di circa 20 chilometri orari. Per l'enorme predatore bipede del Cretaceo si tratta di un considerevole ridimensionamento, tenendo presente che alcune ricerche condotte in passato ne stimavano una velocità massima di ben 75 chilometri orari.

Gli studiosi, coordinati dal professor William Sellers, docente presso la Scuola della Terra e delle Scienze Ambientali dell'ateneo britannico, sono giunti a questa conclusione dopo aver sfruttato un'avanzatissima tecnologia di calcolo computazionale, la N8 High Performance Computing (HPC), e combinando due distinte tecniche di biomeccanica: l'analisi dinamica multibody (MBDA) e l'analisi dello stress scheletrico (SSA).

Inserendo i vari dati biometrici del dinosauro – come il peso di circa nove tonnellate – nella simulazione, è emerso che il T-rex adulto fosse troppo pesante per raggiungere velocità ragguardevoli, poiché avrebbe dovuto sopportare “carichi scheletrici inaccettabilmente elevati”, come ha sottolineato il professor Sellers. In pratica, la famosissima sequenza di Jurassic Park nella quale l'enorme esemplare femmina insegue la Jeep Wrangler non avrebbe mai potuto avere luogo, anche in un'ipotetica realtà alternativa nella quale uomini e dinosauri si trovano a convivere. La velocità, infatti, “seppur impressionante da vedere”, come indicano i ricercatori, sarebbe stata quella di un atleta professionista che corre la maratona, insufficiente per tenere il passo di una potente 4×4.

Dal calcolo della sola massa muscolare il T-rex avrebbe raggiunto circa 30 chilometri orari, un dato vicino a quello ottenuto dai ricercatori tedeschi dell'Università di Jena che hanno messo a punto un'equazione (k=cMd-1) per determinare la velocità massima di qualsiasi animale, anche di quelli estinti, tuttavia, inserendo nel modello matematico la resistenza scheletrica il risultato finale si abbatte di ben 10 chilometri orari. Il dettaglio è interessante anche dal punto di vista biologico: in questo modo, infatti, i giovani più leggeri e veloci e gli adulti più lenti potevano occupare due nicchie ecologiche distinte, predando animali completamente diversi. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati su PeerJ.