Un team di ricerca internazionale coordinato da zoologi dell'Università di Jena (Germania) ha sviluppato una formula matematica in grado di spiegare come mai alcune specie di animali sono più veloci di altre e perché quelle di dimensioni intermedie battono di gran lunga le più grandi, pur essendo queste ultime dotate della massa muscolare più grossa e potente. Se questo elemento fosse quello cruciale, infatti, un elefante africano raggiungerebbe la straordinaria velocità di 600 chilometri orari, equiparabile a quella di alcuni dragster, ma come sappiamo il pachiderma non supera i 35 chilometri orari, venendo letteralmente stracciato dal ghepardo, l'animale terrestre più veloce al mondo con i suoi 100 chilometri orari.

Gli studiosi, coordinati dalla professoressa Myriam Hirt, biologa presso il German Centre for Integrative Biodiversity Research di Lipsia, hanno dimostrato che la chiave risiede nel fatto che gli animali possono accelerare fin quando è possibile sfruttare l'energia presente nel tessuto muscolare. Il “carburante” è rappresentato dal cosiddetto ATP, che durante le accelerazioni – azioni legate al metabolismo anaerobico – viene consumato dalle cosiddette fibre muscolari rapide, trasformando l'energia chimica in quella meccanica del movimento.

Gli animali con grande massa, in pratica, esauriscono questa energia prima di poter raggiungere la loro velocità massima potenziale, legata al numero superiore di fibre muscolari veloci, e così sono costretti a rallentare. Quelli piccoli, di contro, non hanno invece una forza muscolare sufficiente per gli sprint da record, ed è per questo che un topo non supera i dieci chilometri orari. Il miglior equilibrio viene dunque trovato proprio negli animali di taglia intermedia, e l'equazione elaborata dagli zoologi, ovvero k=cMd-1, funziona anche per quelli che nuotano e volano. Naturalmente le differenze fra le singole specie sono determinate anche da caratteristiche di tipo anatomico, ma in base ai vari test condotti su circa 500 animali messi a confronto, da organismi di pochi microgrammi fino alle balenottere da decine di tonnellate, essa è risultata efficace nel 90 percento dei casi.

Il team della Hirt si è ‘divertito' a valutare anche le velocità massime di animali estinti, e dai risultati è emersa qualche sorpresa interessante. Il temibile T-rex, infatti, non avrebbe potuto raggiungere i 75 chilometri orari ipotizzati da altri studi, ma si sarebbe fermato molto prima, circa a 26, più o meno quanto un uomo medio (non un atleta). In pratica, non avrebbe mai potuto inseguire la jeep nella celebre sequenza di Jurassic Park. I velociraptor (quelli reali, non quelli del film, che in realtà erano i ben più grossi deinonychus) invece potevano arrivare a 55 chilometri orari, una decina in più rispetto al velocista giamaicano Usain Bolt. Risultati di tutto rispetto, ma non paragonabili a quelli del marlin nero, un pesce che può arrivare a 130 chilometri orari, o a quelli di alcuni falchi che arrivano a 140 chilometri orari (la picchiata del falco pellegrino a quasi 400 chilometri orari è ottenuta attraverso un altro principio). I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Ecology&Evolution.

[foto di sharonjoy17]