La remota storia relativa all'origine dei popoli nativi americani non ha mai perso il proprio fascino: complice anche il mistero che, in parte, la avvolge.

Attraverso lo stretto di Bering

Se, infatti, le testimonianze archeologiche hanno consentito da tempo agli scienziati di stabilire che gruppi di uomini si trovavano nel continente americano all'incirca 15.000 anni fa, se le conoscenze geologiche hanno permesso di comprendere che attraversarono una striscia di terre emerse, la Beringia, che un tempo univa l’Eurasia all'America, se le indagini condotte sul DNA di individui morti e viventi hanno permesso di risalire alla regione di provenienza, la Siberia dei monti Altai, restano comunque ancora molti enigmi da risolvere.

Primo tra tutti: quando ebbe luogo questa migrazione? Si articolò in una singola o in diverse ondate? Due studi recenti hanno cercato di ricostruire i frammenti di questa storia antichissima e di individuare quando nel continente americano giunse la popolazione, in che modo si diffuse, quali tracce lasciò nel patrimonio genetico dei suoi discendenti.

Una sola ondata migratoria?

In un lavoro guidato dagli scienziati del Centre for GeoGenetics dell’università di Copenaghen, e pubblicato da Science, si afferma che ci fu una migrazione iniziale, non più antica di 23.000 anni fa. La popolazione ancestrale giunta si sarebbe poi divisa in due rami distinti circa 13.000 anni fa, in coincidenza con lo scioglimento dei ghiacci e, quindi, con l’apertura di nuove strade nel territorio interno nord-americano: da una parte gli amerindi, dall'altra gli athabaska (dell’Alaska). A differenza di quanto sostenuto da altri studi, quindi, i due gruppi avevano gli antenati in comune. Ora, poiché le testimonianze più antiche dei nativi d’America non risalgono a prima di 15.000 anni fa, gli scienziati suppongono che i popoli migratori trascorsero un tempo non superiore agli 8.000 anni in Beringia prima di spingersi verso il nuovo mondo con il proprio corredo genetico siberiano.

«L’ipotesi più semplice potrebbe essere quella di una singola popolazione penetrata attraverso i ghiacciai che diede origine agli americani» sostiene anche David Reich, genetista della Harvard Medical School di Boston: nel 2012, assieme ad un gruppo di ricerca, sembrava essere giunto a questa conclusione analizzando il genoma dei membri di 52 diversi gruppi di nativi americani. Ma poi ha dovuto ricredersi.

I parenti australiani

C’è un’altra ricerca, pubblicata da Nature e guidata dallo stesso professor Reich sulla base di studi precedenti, che giunge a complicare le cose e mostra che alcuni individui appartenenti a due gruppi dell’Amazzonia sarebbero parenti più prossimi di alcuni abitanti indigeni dell’Australia, della Nuova Zelanda e delle isole Andamane piuttosto che di altre popolazioni native americane. Una scoperta che ha lasciato increduli gli stessi studiosi che hanno ripetuto più volte le indagini: pare che, tuttavia, non ci siano dubbi. Come spiegare questa inattesa e incredibile circostanza? La questione è ancora aperta, anche se gli scienziati hanno avanzato qualche ipotesi.

Popolazione fantasma

È probabile che ci fu un’ulteriore ondata migratoria, presumibilmente intorno a 15.000 anni fa, che portò una popolazione a disperdersi ampiamente in America settentrionale e, eventualmente, ad essere cacciata dagli altri gruppi di nativi americani, sostengono gli studiosi. I più remoti antenati degli australiani, quindi, avrebbero attraversato il ponte di terre dello stretto di Bering: tali antenati erano parte di quegli uomini che un tempo vivevano in tutta l'Asia, una "popolazione fantasma" che il gruppo di ricerca ha chiamato "popolazione Y". La popolazione Y avrebbe raggiunto l'America poco prima o nello stesso periodo in cui giunsero i primi americani, circa 15.000 anni fa.

Ma c'è anche chi pensa, come il professor Rasmus Nielsen della University of California, Berkley, autore del paper pubblicato da Science, che questa popolazione australiana sarebbe giunta attraverso l'Oceano Pacifico, circa 8.000 anni fa. Saranno soltanto indagini ulteriori che, forse, potranno chiarire il mistero.