21 Gennaio 2019
17:18

Il misterioso Pianeta 9 del Sistema solare forse non esiste: proposta teoria alternativa

Due ricercatori dell’Università di Cambridge e dell’Università americana di Beirut hanno proposto un modello alternativo per spiegare le anomalie gravitazionali rilevate in alcuni oggetti della Fascia di Kuiper, alla ‘periferia’ del Sistema solare. Potrebbero essere provocare da un insieme di oggetti piccoli, e non da un singolo corpo celeste massiccio come il misterioso Pianeta 9.
A cura di Andrea Centini

L'ipotetico ed elusivo Pianeta 9 posto ai confini del Sistema solare potrebbe non esistere. Lo hanno annunciato due scienziati dell'Università di Cambridge (Regno Unito) e dell'Università americana di Beirut, Libano, proponendo un'affascinante modello alternativo e suffragandolo con interessanti dati scientifici. Secondo i due, il dottor Antranik A. Sefilian e il professor Jihad R. Touma, le anomalie gravitazionali legate alla potenziale presenza del Pianeta 9 potrebbero infatti essere causate da una moltitudine di piccoli oggetti transnettuniani. Ma procediamo con ordine.

Cos'è il Pianeta 9. Com'è noto il Sistema solare è composto da otto pianeti (Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano e Nettuno), benché fino al 2006 si riteneva fossero nove, prima del declassamento di Plutone da pianeta a ‘semplice' pianeta nano. Il Pianeta 9 di cui si parla è un ipotetico oggetto di grandi dimensioni (con una massa dieci volte superiore a quella della Terra) del quale esisterebbero prove indirette. Nello specifico, perturbazioni nelle orbite di alcuni piccoli corpi celesti nella Fascia di Kuiper, che si trovano oltre l'orbita di Nettuno. In parole semplici, questi oggetti hanno un'orbita molto differente (eccentrica) da quella di altri, e secondo molti studiosi, compresi quelli dell'Istituto Tecnologico della California (Caltech) di Pasadena, essa può essere spiegata dalla presenza di un massiccio corpo celeste che le perturba. Non averlo ancora trovato nel 2019 non deve comunque stupire, dato che si tratterebbe di un oggetto molto lontano ed estremamente difficile da scovare (non a caso anche la NASA ha avviato delle ‘cacce al tesoro' coinvolgendo anche semplici cittadini').

Una teoria ‘inedita'. Sefilian, dottorando presso il Dipartimento di Matematica Applicata e Fisica Teorica di dell'Università di Cambridge, assieme al suo ex professore ha proposto un'ipotesi alternativa. Le perturbazioni delle orbite potrebbero essere causate non da un singolo oggetto massiccio, ma da un insieme di oggetti più piccoli, come quelli che si trovano normalmente nella Fascia di Kuiper. In realtà questa teoria era stata proposta in precedenza anche da altri colleghi, ma nessuno l'aveva supportata da dati convincenti come quelli messi sul piatto da Touma e Sefilian. Per dimostrare questa teoria hanno elaborato al supercomputer un sofisticato modello del Sistema solare in cui era tenuta in considerazione l'influenza gravitazionale di questo insieme di oggetti. Ebbene, dai raffinati calcoli della simulazione è emerso che le orbite anomale degli oggetti transnettuniani potevano essere normalmente perturbate da un insieme di altri piccoli oggetti, senza la necessità di dover ‘scomodare' un misterioso Pianeta 9.

Un ostacolo sul percorso. Benché il modello funzioni egregiamente, per produrre le anomalie gravitazionali note c'è di un insieme di oggetti – o di un singolo oggetto – con una massa pari a diverse volte quella della Terra. Le stime attuali della massa degli oggetti della Fascia di Kuiper è considerata appena il 4 percento/10 percento di quella terrestre. Secondo gli autori dello studio è molto probabile che in questa rmeota area del Sistema solare ci siano molti più oggetti di quelli che riusciamo a vedere e misurare. Del resto non esistono nemmeno prove del presunto Pianeta 9, dunque sono tutte ipotesi sulle quali è possibile ragionare. Senza contare il fatto che le orbite potrebbero essere perturbate contemporaneamente sia da un ipotetico Pianeta 9 che da un insieme di oggetti. I dettagli dell'affascinante ricerca sono consultabili su arXiv, in attesa della pubblicazione ufficiale sull'autorevole Astronomical Journal.

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