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Da luglio 2019 il Giappone tornerà a uccidere balene per scopi commerciali, a 30 anni dall'ultimo massacro perpetrato ufficialmente con questo obiettivo. La decisione, annunciata dal portavoce del governo giapponese Yoshihide Suga, è legata all'abbandono della Commissione internazionale per la caccia alle balene (IWC) minacciato lo scorso settembre e ora confermato, dopo la bocciatura della proposta nipponica di riaprire la caccia sotto la “benedizione” della stessa IWC. Al termine della votazione tenutasi nei mesi scorsi a Florianopolis, in Brasile, i rappresentanti giapponesi sottolinearono la loro delusione dicendosi pronti a prendere iniziative unilaterali per tornare a cacciare i cetacei. E così hanno fatto: in un solo colpo hanno lasciato la IWC, istituzione che da decenni tutela i mammiferi marini con una moratoria di caccia ad hoc, e deciso di riprendere ad ammazzare balene per profitto economico.

Tutti i massacri condotti negli ultimi tre decenni, con centinaia di esemplari uccisi ogni anno, sono stati giustificati con l'assurda scusa della ricerca scientifica, un'attività che nel 2014 è stata vietata anche dalla Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja. La speranza del Giappone, con i dati raccolti durante le mattanze "scientifiche", è sempre stata quella di convincere la IWC a poter riprendere la caccia commerciale, ma recentemente è arrivato il no definitivo (la questione non sarà discussa mai più). Per questo ha abbandonato la commissione e dal luglio del prossimo anno tornerà a massacrare cetacei per ragioni ufficialmente economiche, benché la carne delle balene uccise per scopi scientifici finisse già regolarmente nei supermercati.

Una delle differenze fondamentali del cambio di rotta risiede nel fatto che le balenottere verranno uccise in acque territoriali nipponiche, nella zona economica esclusiva del Giappone, mentre saranno evitate le acque internazionali dell'Oceano Antartico dove negli ultimi anni sono state condotte le spedizioni di morte. Yoshihide Suga ha dichiarato che il suo Paese, nonostante l'abbandono della IWC, continuerà a uccidere quote “sostenibili” di balene (solo secondo loro) per non impattare negativamente sulle popolazioni.

La decisione di riprendere la caccia commerciale ai cetacei è stata accolta con sdegno da numerosi governi e associazioni ambientaliste, che temono che il Giappone possa trascinare al di fuori della IWC altri Paesi interessati a uccidere balene. I maestosi mammiferi marini non si sono ancora ripresi dalle mattanze dell'epoca “d'oro” della baleneria, molte specie sono ancora in pericolo di estinzione e sono fortemente esposte ai rischi dei cambiamenti climatici e dell'inquinamento. Per queste e molteplici altre ragioni non è possibile accogliere la nuova rotta intrapresa dal governo nipponico. La speranza è che l'isolamento in cui si è confinato con la scelta di abbandonare l'IWC lo porti a riconsiderare la posizione, sotto la pressione economica e legale dei Paesi che non intendono più accettare questi orribili e inutili massacri, che provocano inaudita sofferenza in animali sociali, intelligenti e che soffrono esattamente come noi.