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Il ghiacciaio della Marmolada sparirà entro 30 anni: ha perso l’85% del volume

Durante la quarta tappa della “Carovana dei ghiacciai di Legambiente” è stata certificato il precario stato di salute del ghiacciaio della Marmolada. In base ai dati rilasciati dagli esperti, la massa si è ridotta dell’85 percento dall’inizio del XX secolo e il ghiacciaio sparirà del tutto nel giro di 20-30 anni.
A cura di Andrea Centini
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Ghiacciaio della Marmolada. Credit: wikipedia
Ghiacciaio della Marmolada. Credit: wikipedia

Il ghiacciaio della Marmolada, la “Regina delle Dolomiti”, ha il destino segnato a causa dei cambiamenti climatici, e secondo gli scienziati sparirà del tutto nell'arco di 20 o 30 anni. A certificare le condizioni precarie del ghiacciaio gli esperti che lo hanno raggiunto durante la quarta tappa della “Carovana dei ghiacciai di Legambiente”, condotta tra Veneto e Trentino Alto Adige. I risultati dell'attività di monitoraggio, compiuta in stretta collaborazione col Comitato Glaciologico Italiano (CGI), sono stati presentati in seno a una conferenza stampa tenutasi la mattina del 29 agosto a Malga Ciapela, nel Comune di Rocca Pietore in provincia di Belluno. La Carovana dei ghiacciai ha l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi ambientali ad alta quota legati all'impatto delle attività antropiche, un po' come avviene con Goletta Verde e Goletta dei Laghi per quel che concerne mari e bacini interni.

In base ai dati comunicati dagli scienziati, il ghiacciaio ha subito una riduzione di volume pari all'85 percento tra il 1905 e il 2010, con un'impennata verificatasi tra il 2004 e i giorni nostri. In soli 10 anni la massa di ghiaccio si è ridotta del 30 percento, mentre l'area coperta dal ghiaccio è diminuita del 22 percento, secondo quanto emerso da un recente studio coordinato da scienziati dell'Istituto di Scienze Marine del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR-ISMAR). La riduzione dell'area coperta dal ghiaccio gioca un ruolo particolarmente significativo nel catalizzare lo scioglimento, poiché la roccia esposta ha una albedo (la quantità di radiazione solare riflessa) di molto inferiore a quella del ghiaccio candido (che la ha massima), pertanto tende ad accumulare calore e a favorire la fusione del ghiaccio circostante, innescando un vero e proprio circolo vizioso. A causa dello scioglimento verificatosi nel corso dell'ultimo secolo la fronte del ghiacciaio è passata da uno spessore di 50 metri a pochi metri, e di questo passo non “sopravviverà” per più di 20-30 anni al massimo, lasciando la Marmolada priva del suo iconico ghiacciaio.

Durante la campagna di monitoraggio gli esperti hanno osservato “ gli effetti delle valanghe, crolli e colate detritiche rapide, risultato della recente denudazione dei versanti e dei fenomeni atmosferici estremi che hanno colpito la regione dolomitica”, si legge nel comunicato stampa rilasciato da Legambiente. Il processo ha completamente cancellato la cosiddetta “città del ghiaccio” creata all'interno del ghiacciaio dai soldati austroungarici durante la prima guerra mondiale, come ricorda Aldino Bondesan del Comitato Glaciologico Italiano. Gli esperti puntano il dito anche contro le soluzioni tampone adottate più per tutelare il turismo che non il ghiacciaio. “I teloni posizionati in abbondanza sul ghiacciaio, soprattutto in questo ultimo periodo, per una superficie che ammonta a circa 50mila metri quadrati allo scopo di conservare le piste da sci e non il ghiacciaio stesso, ripropongono il problema dell’uso delle risorse naturali a scopo turistico”, hanno dichiarato Vanda Bonardo e Luigi Lazzaro, rispettivamente responsabile Alpi Legambiente e Presidente Legambiente Veneto. Alla luce dei previsioni delle nuove ricerche, ottenute anche grazie alle nuove tecnologie georadar, secondo l'organizzazione ambientalista si dovrebbe promuovere un turismo “più compatibile con gli eventi naturali e meno incentrato su forme di accanimento terapeutico come queste”. Oltre ovviamente a promuovere un piano a livello nazionale di contrasto ai cambiamenti climatici.

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