Marmolada. Credit: valtercirillo
in foto: Marmolada. Credit: valtercirillo

Il ghiacciaio della Marmolada, la cosiddetta “regina delle Dolomiti”, è destinato a sparire nel giro di 25-30 anni. Qualora in futuro le temperature dovessero innalzarsi ulteriormente, come suggeriscono diversi studi sui cambiamenti climatici, la sua dipartita potrebbe essere persino anticipata. A determinarlo è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Istituto di Scienze Marine del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR-ISMAR), che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Matematica e Scienze Geologiche dell'Università di Trieste, del Dipartimento di Geografia e Scienze della Terra presso l'Università di Aberystwyth (Regno Unito), del Dipartimento di Scienze della Terra, dell'ambiente e della vita dell'Università di Genova e dell'ARPAV, l'Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto.

Gli scienziati, coordinati dal dottor Renato Colucci, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze dei sistemi terrestri e tecnologia ambientale del CNR-ISMAR, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto specifici rilievi geofisici del ghiacciaio a 10 anni di distanza, nel 2004 e nel 2014. Un tempo il ghiacciaio della Marmolada era composto da un'unica massa glaciale, oggi risulta invece frammentato, proprio sotto la spinta del riscaldamento globale. Dalle analisi effettuate dai ricercatori, è emerso che la massa del ghiacciaio si è ridotta del 30 percento, mentre l'area coperta dal ghiaccio è diminuita del 22 percento. Se il tasso di riduzione osservato nel corso del decennio continuerà al ritmo rilevato, il ghiacciaio dell'iconico gruppo montuoso – il più alto delle Dolomiti – è destinato a sparire nel giro di 25-30 anni.

Ghiacciaio della Marmolada. Credit: wikipedia
in foto: Ghiacciaio della Marmolada. Credit: wikipedia

Ma come hanno fatto gli scienziati a determinare la morfologia, l'evoluzione e le caratteristiche del ghiacciaio? Come spiegato dal dottor Colucci, si sono avvalsi di una tecnica chiamata GPR, acronimo di “ground penetrating radar”. In parole semplici, grazie a queste analisi – basate sulla riflessione del segnale elettromagnetico – possono essere ottenute mappe 3D molto precise del ghiacciaio in esame. Nel 2004 la tecnica è stata eseguita da terra, mentre nel 2014 gli scienziati hanno sorvolato la Marmolada a bordo di un elicottero equipaggiato con strumentazione GPR, in grado di eseguire i rilievi in volo.

La salute del ghiacciaio è minata da vari processi in atto, come spiegato all'ANSA dal dottor Colucci. A causa delle irregolarità dei terreni carsici, come quello della Marmolada, quando il ghiaccio si scioglie affiorano i rilievi, che a loro volta diventano una fonte di calore e accelerano il processo di fusione. Questo perché il ghiaccio e la neve hanno un albedo superiore e riflettono meglio i raggi solari, mentre le rocce più scure assorbono calore e lo diffondono nell'area circostante. Indipendentemente dall'ulteriore aumento delle temperature, il destino del ghiacciaio è comunque tracciato: “Anche se la temperatura restasse com'è, il ghiacciaio è già in totale disequilibrio con il clima attuale e quindi il suo destino appare comunque segnato”, ha affermato Colucci. I dettagli della ricerca, della quale furono diffuse alcune anticipazioni in agosto, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Remote Sensing of Environment.