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La Marmolada, la ‘regina delle Dolomiti’, è sotto l’attacco del riscaldamento globale che, con le sue temperature record, sta sciogliendo i ghiacciai a velocità sempre maggiori tanto che, negli ultimi anni, le Alpi hanno perso il 50% dei loro ghiacciai, e il 70% di questo 50%  è stato distrutto negli ultimi 30 anni: è evidente che siamo di fronte ad un’accelerazione incontrollata degli effetti devastanti del caldo sopra la media.

Cosa sta succedendo sulle Alpi

Gli scienziati ne parlano ormai da tempo, la Alpi sono sotto l’attacco del riscaldamento globale, proprio come la Groenlandia che perde miliardi di tonnellate di ghiaccio ogni giorno. Per quanto riguarda le Alpi, Renato Colucci, glaciologo del Cnr, rivela all’ANSA che “I ghiacciai delle Alpi sotto i 3.500 metri di quota sono destinati a sparire nel giro di 20-30 anni. Le temperature medie degli ultimi 15 anni non ne permettono la sopravvivenza sotto questa quota”. Uno studio di aprile 2019 ci aveva fatto sapere che entro il 2100 la maggior parte dei ghiacciai delle Alpi sarà completamente scomparsa, a salvarsi saranno (forse) appunto quelli a quote oltre i 3.500 m.

I ghiacciai sotto attacco

Colucci sostiene che il riscaldamento globale si prepara a minacciare e ridurre fino a quasi far scomparire del tutto i ghiacciai eterni delle Alpi Orientali e Centrali e il fenomeno colpirà tutte le catene montuose, comprese Ande e Himalaya.

Un caldo record che non riusciamo a fermare: i danni

Il luglio 2019 è stato il mese più caldo da quando abbiamo iniziato a raccogliere dati, il mese che deteneva il record precedente era giugno 2019: questo dimostra che l’incremento delle temperature è incessante e costante. Così diventa difficile, se non impossibile, che i ghiaccia possano recuperare dimensioni d’inverno e l’acqua che si sta sciogliendo è destinata ad finire in mare dove porterà ad un innalzamento del livello che cancellerà intere città. Non dobbiamo dimenticare lo scongelamento del permafrost, che è il terreno delle regioni nordiche che è perennemente ghiacciato, le cui conseguenze sarebbero il rilascio nell’aria di metano, di cui certo non abbiamo bisogno.