Il coronavirus SARS-CoV-2 potrebbe resistere sulla faccia esterna delle mascherine chirurgiche fino a 7 giorni, nel caso in cui avvenisse l'esposizione. Ciò, tuttavia, non significa che la carica virale responsabile della contaminazione dopo una settimana sia sufficiente a invadere l'organismo e a determinare la COVID-19, l'infezione scatenata dal patogeno emerso in Cina (verosimilmente tra il 20 e il 25 novembre del 2019, in base ai risultati di uno studio italiano guidato da scienziati del campus BioMedico di Roma).

A ipotizzare questa lunga “sopravvivenza” del SARS-CoV-2 sulle mascherine è stato un team di ricerca della Facoltà di Medicina LKS dell'Università di Hong Kong. Gli scienziati, coordinati dal professor Leo LM Poon, docente presso la Scuola di Sanità Pubblica dell'ateneo asiatico, sono giunti alla loro conclusione dopo aver coltivato il virus in laboratorio (per almeno due settimane) e averlo sottoposto ad alcuni test di resistenza. I ricercatori hanno esposto il patogeno a diverse temperature e condizioni di umidità, scoprendo che esso risulta particolarmente stabile attorno ai 4° gradi centigradi. Che il virus si trovasse a proprio “agio” con il freddo, e in particolar quello secco, lo aveva rilevato anche una ricerca condotta dai due naturalisti due naturalisti Gentile Francesco Ficetola e Diego Rubolini dell’Università degli studi di Milano. Leo LM Poon e colleghi hanno inoltre scoperto che il SARS-CoV-2 è particolarmente suscettibile alle alte temperature; sono infatti sufficienti 5 minuti a 70° centigradi per inattivarlo completamente.

Per quanto concerne i test di resistenza sulle varie superfici, gli scienziati di Hong Kong hanno osservato che il coronavirus, a una temperatura di 22° centigradi e con un'umidità del 65 percento, riesce a sopravvivere fino a 3 ore sulla carta velina, mentre non supera le 48 ore su legno e tessuti. Sul vetro e sulle banconote ha mostrato una persistenza di 4 giorni, mentre su plastica e acciaio inossidabile gli scienziati hanno rilevato la sopravvivenza massima, ovvero 7 giorni. “Sorprendentemente, un livello rilevabile di virus infettivo potrebbe essere ancora presente sullo strato esterno di una maschera chirurgica al settimo giorno (tra 0 e 1 percento dell'inoculo originale)”, scrivono gli scienziati nel proprio articolo pubblicato sull'autorevole rivista The Lancet. Ciò sottolinea quanto sia importante usare, indossare e smaltire correttamente le mascherine dopo l'uso.

Questi risultati sembrano contrastare con quanto recentemente dichiarato dal funzionario dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) Richard Brennan, secondo il quale il coronavirus può resistere sulle superfici solo poche ore e non per giorni. Anche il Ministero della Salute indica che "le informazioni preliminari suggeriscono che il virus possa sopravvivere alcune ore, anche se è ancora in fase di studio". In precedenza uno studio del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) americano aveva determinato che il SARS-CoV-2 potrebbe sopravvivere su superfici come plastica e acciaio fino a 3 giorni, mentre in aria fino a 3 ore. Ancor prima una ricerca tedesca dell’Università di Medicina di Greifswald aveva stimato che i coronavirus (in generale, non il nuovo patogeno) possano persistere sulle superfici di metallo, plastica e vetro fino a nove giorni. In tutte queste indagini è stata comunque dimostrata la suscettibilità dei patogeni alle soluzioni alcoliche disinfettanti, che possono eliminarlo agevolmente. Il lavaggio delle mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi o con una soluzione alcolica al 75 percento rappresenta uno dei principali baluardi per contrastare la diffusione della COVID-19, così come il distanziamento sociale.