La pandemia di coronavirus SARS-CoV-2 sta causando la morte di un numero enorme di visoni, sia della specie europea (Mustela lutreola) che di quella americana (Neovison vison). Quelli deceduti sono infatti oltre 1 milione e 100mila, la maggior parte dei quali nei Paesi Bassi. Numeri consistenti sono stati registrati anche in Spagna, Danimarca e negli Stati Uniti, in particolar modo nello stato dello Utah, dove si trovano circa 40 allevamenti che producono 550mila pellicce all'anno, secondo la Fur Commission USA, la principale associazione di allevatori degli Stati Uniti.

Una parte degli animali è stata uccisa direttamente dalla COVID-19, l'infezione scatenata dal patogeno emerso in Cina, ma la stragrande maggioranza di essi è stata uccisa dall'uomo, sia per evitare che il virus si stabilizzasse negli allevamenti, sia per paura che gli animali infetti potessero contagiare i dipendenti delle aziende. Il rischio che animali positivi possano trasmettere la malattia all'uomo, tuttavia, è considerato dagli esperti molto limitato, come sottolineato dall'epidemiologa dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico per la risposta all'emergenza coronavirus e a capo della task force per le malattie emergenti e le zoonosi, ovvero le malattie trasmesse dagli animali.

Durante l'estate ben 600mila visoni europei sono stati uccisi soltanto nei Paesi Bassi, sterminati attraverso la diffusione di gas letale nelle gabbie. La mattanza ha suscitato indignazione nell'opinione pubblica, tanto da spingere il governo a chiudere anticipatamente e definitivamente gli allevamenti (la chiusura era già prevista per il 2024). “L'allevamento di visoni non solo è moralmente disgustoso, ma rappresenta un pericolo per la salute umana. E fermandosi ora, piuttosto che nel 2024, a milioni di visoni verrà risparmiata una vita miserabile”, aveva dichiarato a DutchNews la leader del partito animalista Esther Ouwehand. Secondo quanto riportato da Sky News, in un allevamento spagnolo nei pressi di La Puebla de Valverde sono stati macellati ben 92mila visoni; si pensava che circa il 90 percento degli animali fosse stato infettato dal coronavirus. In diverse fattorie dello Utah ne sono stati invece uccisi circa diecimila.

In tutti questi casi il virus è stato trasmesso dall'uomo agli animali, nello specifico da dipendenti risultati positivi al tampone rino-faringeo (ben 14 nell'allevamento spagnolo). Poiché il SARS-CoV-2 si replica molto bene nelle vie respiratorie dei mammiferi appartenenti alla famiglia dei mustelidi, come dimostra lo studio “Susceptibility of ferrets, cats, dogs, and other domesticated animals to SARS–coronavirus 2” condotto da scienziati cinesi dell’Istituto di Ricerca Veterinaria di Harbin e pubblicato su Science, questi animali sviluppano la COVID-19 in maniera non dissimile all'uomo, aggravandosi fino al punto di morire per la polmonite, come dimostrato da alcune necroscopie.

“I visoni infetti respirano con la bocca aperta, hanno secrezioni dagli occhi e dal naso e non risultano malati per diversi giorni prima di morire. Di solito muiono il giorno successivo”, ha dichiarato alla NBC News il veterinario Dean Taylor . “I polmoni dei visoni morti risultavano bagnati, pesanti, arrossati e rovinati”, ha invece affermato a Science il patologo veterinario Tom Baldwin dell'Università Statale dello Utah, che ha eseguito alcune necroscopie. Gli allevatori americani hanno iniziato a preoccuparsi quando sono stati trovati numeri sempre maggiori di aninali morti, in percentuali mai viste prima; dagli esami delle carcasse condotti presso il Washington Animal Disease Diagnostic Laboratory e il National Veterinary Services Laboratory dell'USDA è stata così confermata la diagnosi di COVID-19, che ha portato allo sterminio dei poveri visoni, già condannati a una vita di atroci sofferenze per l'industria delle pellicce.