I fulmini sono potenti scariche elettriche che (in linea generale) dalle nuvole si abbattono al suolo, a causa della significativa differenza di potenziale tra la nuvola  – che è carica di energia statica – e il terreno, o un oggetto su di esso. Poiché il fulmine “cerca” la strada più breve per scaricarsi a terra proprio per annullare la differenza di potenziale, esso tende a colpire l'oggetto più alto che incontra. Può essere un albero, un parafulmine in cima a un palazzo, e in alcuni rari casi anche persone e animali, quando si trovano negli spazi aperti. Tra gli animali più esposti vi sono indubbiamente i più alti, come gli elefanti e soprattutto le giraffe.

Sono noti in letteratura scientifica diversi incidenti con i fulmini che hanno coinvolto i grandi mammiferi artiodattili, i cui esemplari più grandi possono superare i 6 metri di altezza. Uno dei più conosciuti è quello che ha riguardato Hamley, un giovane maschio di sette anni che figurava tra i “protagonisti” della serie televisiva sudafricana “Wild At Heart”; fu colpito da una saetta nella riserva Glen Afric durante una tempesta, rimanendo ucciso. Al di là di questi esempi aneddotici, gli incidenti che coinvolgono le giraffe sono comunque molto rari; la ricercatrice Ciska Scheijen che studia questi affascinanti animali da anni alla Rockwood Conservation (Sud Africa) ha voluto vederci chiaro e ha indagato scientificamente sul fenomeno.

La scienziata si è concentrata sul decesso i due esemplari femmina, facenti parte di un branco composto da otto giraffe. Il 29 febbraio di quest'anno sulla riserva di Rockwood si abbatté un temporale molto intenso ma breve, e il giorno successivo (il primo marzo) i ranger notarono che il branco di giraffe era composto solo da sei esemplari. Dopo una breve perlustrazione trovarono le carcasse delle due giraffe mancanti: una femmina di 5 anni e una più giovane, il cui corpo era a sette metri di distanza dalla prima.

I crani delle due giraffe uccise. Credit: African Journal of Ecology
in foto: I crani delle due giraffe uccise. Credit: African Journal of Ecology

Dall'analisi necroscopica risultò evidente che la giraffa più alta aveva una grave frattura vicino agli ossiconi, le protuberanze di cartilagine ossificata che protrudono dalla testa di questi (e altri) animali come corna. La dottoressa Scheijen suggerisce che la giraffa fu colpita dal fulmine direttamente sulla testa e morì sul colpo, mentre l'altra potrebbe essere stata investita lateralmente o dalla scarica propagatasi al suolo. Non sono stati trovati altri segni provocati dalla scarica.

Curiosamente le carcasse non sono state toccate dagli animali spazzini, poiché emanavano un fortissimo odore simile all'ammoniaca. Questo dettaglio era stato osservato anche in un altro incidente verificatosi nel 2014. La scienziata ha affermato a IFLScience di non credere che gli ossiconi delle giraffe agiscano da parafulmine, ma la loro altezza potrebbe farlo. Del resto le due carcasse sono state trovate in un'area dove non c'erano alberi, sotto i quali verosimilmente gli animali vanno a proteggersi durante i temporali. Al momento non è chiaro se le giraffe si siano evolute in qualche modo per ridurre il rischio di essere colpite dai fulmini, ma è stato determinato che nei giorni di pioggia si muovono di meno rispetto alle giornate asciutte. I dettagli della ricerca “Inferred giraffe deaths from lightining strike” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Ecology.