Nel momento in cui stiamo scrivendo, sulla base della mappa interattiva messa a punto dagli scienziati dell'università americana Johns Hopkins, nel mondo si registrano oltre 438mila casi di coronavirus e quasi ventimila morti. In Italia, in lockdown dallo scorso 11 marzo, i contagiati hanno raggiunto quasi quota 70mila, mentre i morti sono poco meno di 7mila. Alla luce di questi dati in crescita costante, come dichiarato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, la pandemia sta accelerando in modo estremamente rapido,  e presto gli Stati Uniti potrebbero superare l'Europa come epicentro della COVID-19, dopo che il sorpasso del Vecchio Continente sulla Cina. Una speranza di molti è che nei Paesi appena usciti dall'inverno come l'Italia, con l'arrivo della bella stagione e del caldo ci possa essere una significativa riduzione nella diffusione del virus. Per comprendere se ci sia davvero qualche speranza abbiamo chiesto al professor Fabrizio Pregliasco, virologo presso il Dipartimento di Scienze biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano, Vice Presidente Nazionale dell’A.N.P.A.S. (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze) e Direttore Sanitario della Casa di Cura Ambrosiana SRL di Cesano Boscone. Ecco cosa ci ha raccontato.

Professor Pregliasco, l'arrivo del caldo potrebbe davvero mettere un freno alla diffusione della pandemia?

È tutto da scoprire. Effettivamente sembra che nelle nazioni dove c'è caldo umido la diffusione sia inferiore, ma temo che sia un artefatto legato a una mancanza di segnalazione oggettiva. È vero che i virus respiratori, in genere, come il coronavirus che circola e i coronavirus dei raffreddori durante l'inverno, si avvantaggiano dagli sbalzi termici. Fra l'altro il periodo non è piacevole da questo punto di vista, quindi viene favorito. Ma in presenza di una temperatura calda e soprattutto continuativa, la diffusione dovrebbe ridursi. È anche vero che altri virus come come l'H1N1 del 2009 – il cosiddetto della “suina” ma sbagliando, perché anche qui era un virus dal suino all'H1N1 – sono riusciti a diffondersi anche in un periodo più caldo. In quell'anno è stata anticipata la stagione, in pratica. Quando c'è grande capacità diffusiva, i virus se ne fregano un po'. La loro capacità di contagio prevale. È da scoprire, ma è sperabile che degli effetti positivi ci siano.

Alla luce degli ultimi dati, per quando immagina la fine dell'emergenza in Italia?

Per fortuna c'è una crescita che si riduce nei numeri percentuali e questo non è male. È ancora un segnale timido, che però necessita di conferme. Il dato puntuale giornaliero potrebbe non essere veritiero perché ci sono sempre dei ritardi nelle segnalazioni. Ci vorrà la fine del mese per capire come stanno andando le cose, ma si prolungherà fino a maggio-giugno. Diciamo maggio per arrivare a vedere la luce in fondo al tunnel.

Quindi le misure di contenimento pensa verranno allentate proprio a maggio

Sì, sì. Magari poi c'è la necessità di una ripresa che non sarà “tutti al mare”, ma sarà come si vede anche a Wuhan. Una ripresa un po' timida, con attenzione al recupero, all'igiene e ai casi di ritorno. In Cina i contagi a questo punto glieli stanno riportando da fuori.

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
i