Credit: DreamworkAnimFan – Youtube
in foto: Credit: DreamworkAnimFan – Youtube

Il 55% delle specie di primati è a rischio estinzione, e nella stragrande maggioranza dei casi il responsabile è un membro di questo stesso gruppo tassonomico: l'essere umano. A lanciare l'allarme sulla drammatica condizione di questi magnifici e intelligentissimi animali è il dottor Brice Lefaux, un primatologo dell’Associazione Europea Zoo e Acquari, che è intervenuto durante il 9° Convegno Nazionale della Ricerca nei Parchi. Il meeting si è svolto tra il 4 e il 7 ottobre presso il Parco Natura Viva di Bussolengo (Verona), un moderno giardino zoologico – sorto nel lontano 1969 – nel quale vengono coordinati diversi progetti di ricerca a tutela della biodiversità, in particolar modo quella minacciata di estinzione.

Un lemure catta. Credit: Andrea Centini
in foto: Un lemure catta. Credit: Andrea Centini

Se non si considera l'uomo, tutte le specie di primati vivono nella fascia tropicale di tre continenti (Asia, Africa e America) e più della metà delle specie è classificata con con codici relativi al pericolo di estinzione – CR, VU, EN – nella Lista Rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura. La loro situazione, come ha specificato Lefaux, è “un'emergenza nell'emergenza”, una “crisi dei primati”, dato che stiamo vivendo la sesta estinzione di massa, uno sterminio biologico catalizzato dalle attività antropiche che ha portato a una riduzione delle popolazioni di vertebrati del 30 percento in appena 25 anni, dal 1990 al 2015. “Si tratta di animali che vivono solo nella fascia tropicale del Mondo – ha dichiarato l'esperto -, proprio dove le due maggiori cause di scomparsa si accaniscono con maggiore forza: la deforestazione sta sottraendo loro l’habitat e il commercio illegale li strappa alle popolazioni che ancora sopravvivono”.

Non è un caso che, come si legge nel comunicato stampa ufficiale del Parco Natura Viva, è proprio in Sud America e in Africa che si registrano i tassi peggiori in termini di perdita delle foreste, rispettivamente con 4 e 3,4 milioni di ettari in appena dieci anni, tra il 2000 e il 2010. Non c'è da stupirsi se poi specie magnifiche come l'Ara di Spyx, il pappagallo blu che ha ispirato il blockbuster “Rio”, spariscono completamente dalla natura. Il commercio illegale di animali selvatici, inoltre, è così grande da finire sul podio assieme a quello della droga e delle armi.

“Nella lista delle 25 specie di primati più minacciate al mondo – ha spiegato lo specialista – la maglia nera va proprio all’Africa, con 11 specie elencate. Alcune iconiche come il gorilla di montagna o il lemure catta, altre ancora semi-conosciute per il pubblico – e a volte anche per la scienza – come l’aye aye o il galagone. Segue poi a stretto giro l’Asia con 9 specie, tra le quali l’orango del Borneo, il gibbone di Hainan e il presbite dorato, che annovera le zone più critiche in Indonesia e Vietnam. In ultimo il centro e sud America, con 5 tra le 25 specie più minacciate del globo, tra le quali due specie di scimmie ragno”.

Tra le specie elencate da Lefaux, alcune sono recentemente balzate agli onori della cronaca. Una piccola aye-aye, Tonks, è appena nata allo zoo di Denver, mentre un minuscolo galagone selvatico ha stretto amicizia col gigante gentile Bobo, un gorilla ospitato in un santuario del Camerun da quando la madre fu uccisa dai bracconieri. Si è inoltre scoperto che i minacciati gorilla di montagna rischiano la vita per andare a mangiare le cortecce di eucalipto, poiché ricche di sodio e dunque salate. Per sottolineare la situazione drammatica dei primati, Lefaux ha fatto l'esempio di Re Julien, il lemure catta protagonista del film di animazione Madagascar: “Conosciamo tutti Re Julien, grazie al cartone animato che ha fatto il giro del Mondo: oggi vivono più lemuri catta nei parchi zoologici del mondo che nelle foreste in Madagascar”. Proprio per questodeve essere posto un freno alla devastazione degli habitat naturali dei primati, che rischiano di sopravvivere soltanto confinati all'interno di queste aree protette, lontani dal proprio habitat naturale.