Un sospetto caso di ebola accompagnato verso l'ambulanza nel villaggio di Freeman Reserve, circa 50 chilometri a nord di Monrovia
in foto: Un sospetto caso di ebola accompagnato verso l'ambulanza nel villaggio di Freeman Reserve, circa 50 chilometri a nord di Monrovia

Gli ultimi dati resi noti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità parlano di 20.081 casi confermati, probabili o sospetti di malattia da ebola virus localizzati in quattro Paesi dove è tutt'ora in corso l’epidemia (Guinea, Liberia, Mali e Sierra Leone) e in altri quattro dove il virus è stato definitivamente debellato (Nigeria, Senegal, Stati Uniti d’America e Spagna). Le morti totali confermate, dall'inizio dell’epidemia al 29 dicembre, sono state 7.842.

L'andamento costante dell'epidemia

Senza dubbio, dell'anno che si avvia verso la conclusione ricorderemo per molto tempo il flagello che ha funestato l'Africa Occidentale, con sporadici contagi avvenuti fino in Spagna e negli Stati Uniti. La durata dell'epidemia, infatti, ha coperto tutto il 2014: il problema è che l'emergenza non è ancora lontanamente finita ragion per cui anche il nuovo anno si apre con una situazione attualmente preoccupante, almeno nei tre Paesi maggiormente coinvolti. In particolare, l'incidenza in Guinea si presenta ancora fluttuante mentre sta declinando soltanto in alcune aree della Liberia; in Sierra Leone qualche segnale sembra far pensare ad un rallentamento nell'aumento dell'incidenza. In ogni caso i livelli di diffusione restano ancora particolarmente alti: i dati possono dirsi soltanto pallidamente incoraggianti, tutto sommato. L'emergenza è ancora pienamente in atto mentre il tasso di mortalità nei tre Paesi resta fermo ad un elevatissimo 70%. In pratica, per chi viene attaccato dall'ebola virus, sono pochissime le probabilità di sopravvivenza. Per intenderci, nei primi 21 giorni del mese di dicembre i casi confermati di ebola sono stati 1.488, la maggior parte dei quali sempre in Sierra Leone. Di spiragli ancora non se ne vedono.

Ebola, il disastro sottovalutato

Ma di questo 2014 non dimenticheremo soprattutto – e sarebbe lecito per provare ad imparare qualcosa dal passato – quanto l'ebola fosse stato sottovalutato nelle sue drammatiche conseguenze e quanto l'allarme lanciato già all'inizio della primavera sarebbe stato sufficiente a rendere meno catastrofica l'epidemia, qualora l'Organizzazione Mondiale della Sanità si fosse realmente interessata alla questione entro tempi ragionevoli. Duramente rimproverata soprattutto da Medici Senza Frontiere (la prima e per molte settimane la sola a segnalare la gravità della situazione), l'OMS ha a sua volta rampognato le case farmaceutiche per il loro sostanziale disinteresse dimostrato per mettere a punto un rimedio contro la malattia: troppo alti i costi e troppo bassi i guadagni. Un rimpallo di responsabilità che non ha alcun fine e nessuna utilità.

Il virus protagonista del 2014

La parola ebola è stata una tra le più cercate su Google nel 2014: il virus, scoperto negli anni '70 e già all'origine di numerose epidemie che si sono sviluppate negli scorsi decenni, è entrato con prepotenza nel mondo dell'informazione rendendosi noto anche al grande pubblico. Ne è nata anche una vera e propria psicosi, del tutto immotivata e costantemente corroborata da ignoranza e intolleranza, che si è protratta per diversi mesi. Poi, come ormai accade nel mondo dell'informazione via internet, altre notizie hanno preso il sopravvento e l'ebola sembra non essere mai esistita. Quasi che abbia smesso di far paura, almeno a noi che non abbiamo mai avuto nulla da temere: purtroppo, invece, in Africa Occidentale l'ebola non sembra affatto intenzionato ad andarsene con l'anno nuovo e continua a mietere vittime esattamente come ha fatto negli ultimi dodici mesi.