I vaccini per combattere le infezioni respiratorie (come la COVID-19) potrebbero essere più efficaci se introdotti per via cutanea attraverso la scarificazione della pelle, una procedura ben nota a chi si è sottoposto al vaccino contro il vaiolo. In parole semplici, invece di iniettare il vaccino con una semplice iniezione intramuscolare come avviene per molte preparazioni, il vaccino verrebbe inoculato dopo aver procurato lesioni cutanee superficiali. Chi è stato sottoposto al vaccino contro il vaiolo o conosce qualcuno che lo ha fatto ha ben presente la tipica cicatrice circolare sul braccio (o sulla gamba) dovuta alla procedura. La scarificazione della pelle renderebbe i vaccini più efficaci contro le patologie respiratorie perché indurrebbe la produzione di cellule T polmonari, tra le armi principali del nostro sistema immunitario, che andrebbero a proteggere proprio gli organi più esposti a eventuali complicazioni delle infezioni respiratorie. La polmonite interstiziale bilaterale, com'è noto, è una delle complicazioni più diffuse della COVID-19.

A determinare che la vaccinazione con scarificazione della pelle possa essere più efficace contro le malattie respiratorie è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del Centro di ricerca sulle malattie della pelle dell'Università di Harvard e del Brigham and Women's Hospital di Boston, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'istituto Pasteur di Shaghai dell'Accademia Cinese delle Scienze e del Dipartimento di informatica biomedica della Scuola di Medicina di Harvard. Gli scienziati, coordinati dal professor Thomas S. Kupper, direttore del Dipartimento di Dermatologia dell'ateneo del Massachusetts, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto alcuni esperimenti su modelli murini (topi). Gli scienziati sono partiti dalla premessa che recentemente è stata approvata una nuova tecnica per vaccinare contro il vaiolo chiamata Modified Vaccinia Ankara (MVA), progettata per ridurre gli effetti collaterali di quella tradizionale con il vaccino vivo (vaccinia virus – VACV).

Per verificare se la nuova tecnica di vaccinazione contro il vaiolo (sempre basata sulla scarificazione della pelle) fosse più efficace di altri metodi di inoculazione, il professor Kupper e colleghi hanno vaccinato i topi con varie metodologie, comprese iniezioni intradermiche, intramuscolari, sottocutanee e così via. Ebbene, dalle analisi sulla risposta immunitaria, è stato determinato che la scarificazione della pelle “ha generato più cellule T, un maggior numero di cellule T specifiche per il polmone polmone e garantito una protezione superiore contro le dosi virali letali rispetto alle altre”, si legge nel comunicato stampa dell'Università di Harvard. “Sappiamo da anni che questa tecnica era un buon modo per generare cellule T della pelle, ma il nostro studio mostra che la scarificazione della pelle è anche un modo efficace per generare cellule T polmonari”, ha dichiarato lo scienziato. “Lo sviluppo di un vaccino oggi si concentra sulla selezione dei migliori antigeni per i linfociti T e B. Ma affinché un vaccino funzioni al massimo del suo potenziale, deve anche indirizzare i linfociti T dove sono più necessari. Per i patogeni respiratori ciò significa portare le cellule T verso i polmoni”, ha aggiunto l'esperto. Naturalmente i risultati dovranno essere confermati negli studi clinici, prima di poter progettare vaccini anti COVID e contro altre infezioni respiratorie che prevedano la scarificazione della pelle. I dettagli della ricerca “Epicutaneous immunization with modified vaccinia Ankara viral vectors generates superior T cell immunity against a respiratory viral challenge” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature.