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12 Novembre 2018
14:09

Ottanta cetacei spiaggiati in Scozia e Irlanda, biologi: “uccisi da navi anti-sottomarino”

Le carcasse di 80 zifidi e mesoplodonti di Sowerby (balene dal becco) sono state trovate in poco meno di due mesi lungo le coste di Irlanda e Scozia. Secondo gli scienziati molto probabilmente sono state uccise dai sonar delle navi da guerra anti-sottomarino: questi strumenti provocano dolori fortissimi ai cetacei, che spaventati risalgono velocemente verso la superficie e restano vittime della malattia da decompressione.
A cura di Andrea Centini
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Credit: Margaret Mulrooney/Irish Whale and Dolphin Group
Credit: Margaret Mulrooney/Irish Whale and Dolphin Group

Dall'inizio di agosto sono state trovate spiaggiate oltre 80 balene dal becco (zifidi) lungo le coste di Irlanda e Scozia. Una vera e propria strage inquadrata in un “evento insolito di mortalità” o UME (acronimo di Unusual Mortality Event), con numeri dieci volte superiori a quelli registrati nel corso di un intero anno. Secondo gli scienziati deve essere accaduto un evento catastrofico in alto mare, che ha ucciso tantissimi cetacei in una breve finestra temporale. Le stime parlano addirittura di un migliaio di animali rimasti uccisi, dei quali noi possiamo contare soltanto le carcasse trascinate a riva dalle correnti; la maggior parte di esse sarebbe infatti sprofondata negli abissi dell'Oceano Atlantico.

Gli esperti della Irish Whale and Dolphin Group non hanno quasi dubbi sulle responsabilità: le navi da guerra della marina americana e britannica che operano nell'Oceano Atlantico. Naturalmente i mammiferi marini non sarebbero stati uccisi da armi convenzionali, ma da uno strumento ancor più subdolo: il sonar utilizzato per rintracciare i sottomarini nemici, che li conduce a una morte atroce. Come fa il sonar a provocare la morte di questi animali? Com'è noto i cetacei sfruttano il proprio biosonar per orientarsi nelle profondità del mare, e gli impulsi emessi dalle navi da guerra a caccia di sottomarini non solo interferiscono con il comportamento, ma produce loro anche un dolore fortissimo, in particolar modo a quelli che nuotano più in profondità. Le balene dal becco, nome comune per indicare gli zifidi, una famiglia di cetacei odontoceti (con denti) poco conosciuta dal "grande pubblico", sono note campionesse di immersione per tempi e profondità, un po' come il cugino capodoglio. Secondo gli scienziati gli impulsi dei sonar utilizzati durante missioni di ricognizione o esercitazioni militari avrebbero investito in pieno i cetacei, e a causa del dolore insopportabile sarebbero risaliti in superficie troppo velocemente. Come sanno bene i sub, un risalita in tempi rapidi è causa della pericolosissima malattia da decompressione, che genera delle bolle di gas nel flusso sanguigno; tutti gli zifidi sarebbero rimasti uccisi in questo modo orribile.

“Se si fosse trattato di una malattia o di malnutrizione, le carcasse in diversi stati di conservazione sarebbero arrivate in tempi più disparati, ma le carcasse sono arrivate nello stesso momento”, ha dichiarato il biologo marino Simon Berrow dell'ONG irlandese. Trenta delle ottanta balene dal becco sono state trovate proprio in Irlanda, mentre le restanti cinquanta le hanno rinvenute in Scozia; 26 erano zifi o balene dal becco di Cuvier (Ziphius cavirostris), una specie che vive in acque profonde anche nel Mediterraneo, le restanti erano invece mesoplodonti di Sowerby (Mesoplodon bidens).

I militari sanno bene che i sonar danneggiano seriamente queste specie di cetacei, come dimostra anche questo rapporto della marina britannica, tuttavia le operazioni navali sono secretate e le indagini degli scienziati non vengono facilitate. Un portavoce della della Royal Navy ha dichiarato alla BBC che “non ci sono prove che la morte di questi mammiferi marini sia collegabile a operazioni, prove o esercitazioni di Sonar della Royal Navy”, aggiungendo che i militari prendono “molto sul serio le responsabilità ambientali”, e che continuano a lavorare con le autorità competenti per ridurre i rischi. Probabilmente non sapremo mai chi è il vero colpevole di questa terribile mattanza, che coinvolge animali dei quali non conosciamo nemmeno lo stato di conservazione.

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