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Polpi e uomini sono evolutivamente più vicini di quanto si pensasse. I cefalopodi drogati con Ecstasy o MDMA (3,4-metilenediossimetanfetamina) disciolta nell'acqua, infatti, manifestano comportamenti prosociali analoghi a quelli degli esseri umani esposti a questa sostanza stupefacente, provando ad esempio a toccarsi e a stare vicini. Ciò suggerisce che, nonostante la differenza sostanziale tra i sistemi nervosi di uomini e polpi, sussiste una base funzionale comune legata ai neurotrasmettitori. Nel caso specifico risulta coinvolto il cosiddetto “ormone della felicità” o del buonumore, che l'Ecstasy è in grado di influenzare. A causa di questa curiosa vicinanza gli esperti sperano di poter usare questi animali per testare terapie psichiatriche.

“I cervelli dei polpi sono più simili a quelli delle lumache piuttosto che a quello degli umani, ma i nostri studi dimostrano che possono mostrare alcuni degli stessi nostri comportamenti”, ha dichiarato il professor Gül Dölen, docente di neuroscienze presso la Scuola di Medicina dell'Università Johns Hopkins e primo autore dello studio. “Ciò che i nostri esperimenti suggeriscono è che alcuni prodotti chimici del cervello, o neurotrasmettitori, che inviano segnali tra i neuroni necessari per questi comportamenti sociali sono conservati in modo evolutivo”.

Per verificare questa curiosa associazione tra il nostro sistema nervoso e quello dei polpi hanno scelto una specie di cefalopode peculiare, il polpo della California a due punti (Octopus bimaculoides), noto per l'aggressività verso i sui simili. I polpi in genere conducono una vita solitaria – non sempre, come dimostra la scoperta di questa “città dei polpi” – e sono socialmente aggressivi verso i membri della loro stessa specie, tranne che nel periodo della riproduzione. Dölen e colleghi ne hanno presi alcuni e li hanno inseriti in alcune camere subacquee collegate, nelle quali erano presenti altri esemplari in gabbia e un modellino di plastica. Dopo aver esposto quattro polpi maschi e quattro femmine a ecstasy disciolta in acqua hanno analizzato il loro comportamento, osservando che invece di tenersi lontani da un esemplare maschio ingabbiato (come avrebbero fatto normalmente) provavano ad avvicinarsi a lui e a toccarlo, passando più tempo nel compartimento in cui era alloggiato.

“Non si tratta solo di più tempo in termini quantitativi, ma qualitativi: tendevano ad abbracciare la gabbia e poggiavano parti della loro bocca su di essa”, ha dichiarato il professor Dölen. “Questo è un comportamento molto simile alla reazione degli esseri umani all'MDMA: si toccano spesso”, ha aggiunto lo studioso. I polpi maschi e femmine non esposti alla sostanza si tenevano invece ben lontani dal compartimento in cui era alloggiato l'esemplare maschio. Sapere che sussistono queste somiglianze tra polpi e uomini potrebbe trasformare i cefalopodi in modelli per condurre esperimenti sul cervello, ma come indicano gli stessi studiosi sarà necessario condurre ulteriori indagini per avere le conferme necessarie. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Current Biology.

I polpi sono recentemente balzati agli onori della cronaca per una curiosa ricerca sulle loro origini, che ipotizza uno scenario alieno. Le uova congelate di questi intelligenti invertebrati, secondo il team di ricerca guidato dal dottor Edward J. Steele del Centro per l'Astrobiologia dell'Università di Ruhunaera, sarebbero potute giungere sulla Terra dallo spazio profondo “a bordo” di meteoriti e comete.