La riduzione del rapporto tra scienza e religione al semplice schema in cui l’una si contrappone all’altra, secondo un perpetuo conflitto binario tra un pensiero che si evolve ed un dogma immutabile, non rende giustizia ad un confronto che è sempre stato estremamente complesso. Spesso la Chiesa si è trovata a dover affrontare le conseguenze di progressi nel sapere scientifico che ne scuotevano alcuni dogmi dalle fondamenta e, in diverse circostanze, la reazione è stata di estrema chiusura (salvo poi porgere delle scuse ufficiali). In questo caso ne sono nati scontri aspri che hanno segnato l’intera storia occidentale. Ma questo confronto resta comunque difficilmente descrivibile in poche righe, poiché sempre vivo in forma di dialogo: a tal proposito, se volete avere un assaggio di quali saranno prossimi eventuali spunti di dibattito, potreste andare a fare una visita a Futuro Remoto, in scena a Napoli dal 16 al 19 ottobre, per esplorare i possibili futuri della scienza.

Oltre le colonne d’Ercole: il concetto di limite

«Fatti non foste a vivere come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza»: con queste parole l’Ulisse dantesco incita i propri compagni a continuare a perseguire la conoscenza. La meta è ambiziosa: superare le colonne d’Ercole, spingersi laddove nessun uomo ha mai osato. Quello che li attende è un misero naufragio e per l’eroe omerico la bolgia infernale dei consiglieri fraudolenti, dove si aggira in una fiamma dalla doppia estremità assieme al compagno Diomede (sì, in fatto di inganni doveva certamente essere maestro). La fine che spetta a chi ha osato tentare di oltrepassare i limiti della conoscenza umana: Ulisse non ha soltanto generato immani sofferenze ad altri tessendo i suoi inganni ma ha anche fatto della virtù e della conoscenza, aspetti positivi dell’essere umano, degli strumenti per andare oltre i limiti asservendole all’esplorazione di quanto non concesso da Dio. Un’immagine efficace di quello che era consentito dalla fede alla ragione.

Religione ed eliocentrismo

Se si parla di confronto tra scienza e religione, probabilmente il primo tema che viene in mente è lo scontro relativo tra sistema geocentrico e sistema eliocentrico e la figura che immediatamente viene alla mente è quella di Galileo Galilei e della sua abiura.

Copernico morì nel 1543 pochi giorno dopo aver pubblicato il suo De revolutionibus orbium coelestium, lasciandosi alle spalle i presupposti di quella che sarebbe stata una vera e propria rivoluzione destinata a spostare l’uomo dalla sua posizione di centralità nell’Universo. Le conseguenze dell’opera furono un terremoto per il mondo scientifico ma anche per la Chiesa che, all'epoca, era già impegnata ad affrontare i problemi non da poco che le avevano iniziato a dare i riformatori da qualche decennio.

Conseguenze che pagò lo stesso padre della scienza moderna, Galileo Galilei, il quale “se la cavò” con un’abiura che gli consentì di continuare a proseguire i propri studi. Avrebbe dovuto aspettare il XIX secolo per cominciare a vedere qualche ripensamento da parte di coloro i quali lo condannarono. Ma la sentenza ufficiale, quella che stabilì che le accuse subite da Galileo erano ingiuste e basate su credenze che fondevano in maniera arretrata cosmologie pseudo-scientifiche e teologia, arrivò soltanto nel 1992.

L’Evoluzionismo: Darwin e la Chiesa inglese

Un altro a ricevere delle scuse con una differita di oltre un secolo è stato Charles Darwin: questa volta, però, a porgerle è stata la Chiesa anglicana nel 2008, in occasione del duecentesimo Darwin Day. Se, infatti, nei primi decenni dopo la pubblicazione de L’origine della specie nel 1859 la Chiesa cattolica aveva preferito evitare di prendere una posizione relativamente all'evoluzione (probabilmente memore della questione Galileo), le chiese protestanti si schierarono con decisione contro il pensiero del grande scienziato in favore di un’interpretazione letterale della Bibbia che in alcun modo poteva accettare che l’uomo si fosse evoluto a partire da altre creature. Per inciso, proprio negli Stati Uniti ci sono associazioni che richiedono che il creazionismo venga insegnato nelle scuole come tesi alternativa a quella darwiniana sull'origine della specie.

Nuovi ambiti di dibattito: DNA e cellule staminali

Sicuramente uno dei temi più controversi, al momento, e che maggiormente ha le caratteristiche per contrapporre duramente i fondamenti della religione e la volontà di progredire della scienza è costituito dalla ricerca nel campo genetico: le Colonne d’Ercole contemporanee sembrano essersi posizionate lì, tra la ricerca sul DNA e le cellule staminali, tra gli imprevedibili sviluppi che nuove, affascinanti conoscenze potrebbero portare con sé. C’è da dire che interrogativi in proposito non sono il frutto esclusivo degli uomini di fede poiché, come ogni volta in cui ci si trova dinanzi all’ignoto, i dubbi nascono fertili dall’oscurità: cosa dobbiamo aspettarci dal futuro? Il dialogo tra bioetica e scienza porterà di nuovo a scontri radicali come in passato o il confronto servirà a garantire l’arricchimento di entrambe le posizioni? Decisamente non resta che godersi questo momento di storia per sapere come andranno le cose.

Il dialogo tra fede e ragione oggi

I tempi sono decisamente cambiati dall'epoca della condanna del modello copernicano e del rogo di Giordano Bruno: anche se con variazione da Paese a Paese, le gerarchie della Chiesa cattolica accettano il fatto che, in quanto esseri umani, condividiamo alcuni antenati con le scimmie moderne (se si escludono alcune chiese evangeliche americane che, oggi, continuano a proporre le tesi del creazionismo), pur alla luce di un’interpretazione che non può escludere, naturalmente, l’intervento divino. In generale rimandano la questione agli scienziati.

Anche la visione del cielo da parte della Chiesa è decisamente cambiata (e da molto tempo): basterebbe pensare a figure come Angelo Secchi, vissuto tra il 1818 e il 1878, gesuita e primo astronomo che si occupò di classificare le stelle secondo la loro classe spettrale. La stessa Compagnia di Gesù (dalla quale, come è noto, proviene Papa Francesco) gestisce oggi la Specola Vaticana, osservatorio astronomico e centro di ricerca scientifico che, oltre alla sede storica di Castel Gandolfo, ha anche aperto in anni recenti una moderna struttura nei presso di Tucson, in Arizona, più adatta alle osservazioni in ragione della maggiore visibilità celeste. Al VATT – questo il nome dell’osservatorio – si portano avanti studi delle galassie e dei corpi transnettuniani, come ci spiegò padre José Funes, all’epoca direttore della Specola.

Il dialogo prosegue sulle e oltre le stelle. Uno dei luoghi di incontro tra cultura laica e religiosa è il Cortile dei Gentili, struttura deputata ad ospitare il dialogo anche su quelli che possono apparire temi di dissidio. Fondatore del cortile è il Monsignor Gianfranco Ravasi, cardinale e Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura che nel 2008 ribadì “la non incompatibilità a priori tra le teorie dell’evoluzione con il messaggio della Bibbia e della teologia”. Ricordando che “Darwin non è stato mai condanno: l’Origine della specie non è all’indice”.