Immagine composita che mostra diversi pilastri all’interno della Nebulosa Carena (Crediti: ESO/A. McLeod)
in foto: Immagine composita che mostra diversi pilastri all’interno della Nebulosa Carena (Crediti: ESO/A. McLeod)

A circa 7.500 anni luce di distanza, nella Nebulosa Carena, alcune strutture colonnari sono state osservate grazie allo strumento MUSE, montato sul Very Large Telescope dell'ESO: le immagini realizzate restituiscono tutta la spettacolarità di quelli che sono stati soprannominati "pilastri della distruzione", in analogia con i celebri "pilastri della creazione" della Nebulosa Aquila, immortalati per la prima volta dal telescopio spaziale Hubble oltre venticinque anni fa.

Cosa sono le colonne e le guglie che appaiono in questi nuovi "scatti" dal cosmo? Si tratta di nubi di polvere a gas che si estendono all'interno di una zona di formazione stellare, ritratte grazie ad uno strumento, MUSE, che è in grado di produrre contemporaneamente migliaia di immagini a diverse lunghezze d'onda; tale caratteristica consente di mappare le proprietà chimiche e fisiche della materia della nebulosa in diversi punti ed è stata sfruttata da Anna McLeod, studentessa di dottorato all'ESO a capo del gruppo di astronomi che ha effettuato le osservazioni.

Ma perché pilastri della distruzione? Perché la formazione di un stella massiccia implica che, a poco a poco, questa distrugga la nube da cui è nata: producendo vaste quantità di radiazione ionizzante, una emissione sufficientemente energetica da strappare gli elettroni più esterni agli atomi, le stelle interagiscono fortemente con l'ambiente circostante. Quindi c'è tanta creazione ma anche molta distruzione, nei pilastri. Tuttavia è molto difficile riuscire ad ottenere prove del fenomeno.

La regione R44 nella Nebulosa Carena (Crediti: ESO/A. McLeod)
in foto: La regione R44 nella Nebulosa Carena (Crediti: ESO/A. McLeod)

Il gruppo di ricerca ha così deciso di analizzare l'effetto di questa radiazione energetica sui pilastri; il processo prende il nome di foto-evaporazione e comporta che il gas ionizzato si disperda. Analizzandone i risultati grazie ad un modello che comprendeva la perdita di massa dei pilastri, gli astronomi hanno concluso che la correlazione tra quantità di radiazione ionizzante emessa dalle stelle dei paraggi e dissipazione dei pilastri risulterebbe evidente.

L’ammasso stellare Trumpler 14 all’interno della Nebulosa Carena (Crediti: ESO/A. McLeod)
in foto: L’ammasso stellare Trumpler 14 all’interno della Nebulosa Carena (Crediti: ESO/A. McLeod)

Certo, va sottolineato che la complessità dei meccanismi che coinvolgono stelle e pilastri resta ancora oscura in alcuni punti: c'è forse un ruolo determinante giocato dai venti stellari che aiutano a formare zone all'interno dei pilastri più dense dove si possono formare nuove stelle Probabilmente MUSE potrà aiutare a svelare molti dei segreti di queste meravigliose strutture e di come diano origine a qualcosa che poi, inevitabilmente, ne causa la distruzione.