La nebulosa dell'Aquila
in foto: La nebulosa dell'Aquila

In tanti anni di onorata carriera, il telescopio spaziale NASA Hubble ci ha regalato immagini sensazionali dell'Universo: ma forse l'icona dell'esplorazione spaziale degli ultimi anni resterà sempre quella dei "Pilastri della Creazione".

25 anni di Hubble

Uno "scatto" del 1995 che rivelò dettagli mai visti prima delle tre gigantesche colonne di gas scolpite dal vento stellare nella infuocata luce ultravioletta proveniente da un ammasso collocato in una piccola regione della Nebulosa dell'Aquila, o Messier 16. Certo, lo spazio è pieno di formazioni affascinanti ma, forse, le strutture di M 16 si sono rivelate più fotogeniche di altre, in grado di suggerire quell'idea di "formazione dell'universo" che l'hanno poi resa un'icona apparsa in film e televisione, sui poster e sui cuscini.

Proprio in ragione di ciò Hubble ha "rivisitato" la famosa immagine per celebrare il suo venticinquesimo compleanno che ci sarà ad aprile, sfruttando anche l'estensione delle bande di frequenza che ha consentito di ricorrere anche alla regione del vicino infrarosso così come quella della luce visibile. Una risoluzione due volte più elevata che ha consentito agli astronomi di ottenere una veduta più ampia e dettagliata di quell'angolo di universo: merito delle sempre accresciute tecnologie del telescopio spaziale che, a dispetto della sua età, lo migliorano anziché renderlo obsoleto. Lo spettacolare risultato è stato presentato al meeting della American Astronomical Society che si è tenuto a Seattle.

Le due immagini a confronto. Credit: NASA/ESA/Hubble Heritage Team (STScI/AURA)/J. Hester, P. Scowen (Arizona State U.)
in foto: Le due immagini a confronto. Credit: NASA/ESA/Hubble Heritage Team (STScI/AURA)/J. Hester, P. Scowen (Arizona State U.)

Pilastri di creazione e distruzione

La nuova immagine, spiegano gli esperti NASA, mostra chiaramente come questi potrebbero essere ribattezzati anche i "Pilastri della Distruzione" a causa della loro natura non immutabile generata dal materiale ionizzato proveniente dall'ammasso stellare della stessa nebulosa.

Sono impressionato da quanto queste strutture siano transitorie. Esse sono attivamente erose sotto i nostri stessi occhi. La foschia pallida e bluastra che si addensa attorno ai bordi dei pilastri è in realtà materiale reso rovente al punto da evaporare lontano nello spazio. Noi abbiamo colto questi pilastri in un momento unico e breve della loro evoluzione – Paul Scowen, Arizona State University di Tempe