Li chiamiamo Pilastri della Creazione e sono una delle tante meraviglie dell’Universo che abbiamo potuto osservare grazie al telescopio spaziale Hubble che, vent'anni fa, ne catturò un’immagine divenuta successivamente un’affascinante icona. Quell'icona, pochi mesi fa, è stata riproposta proprio dalle stesse agenzie spaziali NASA ed ESA per celebrare il primo quarto di secolo di Hubble: rivisitata in alta definizione, l’immagine si è rivelata nella sua accresciuta bellezza. Il soggetto, del resto, continua a meritare grande attenzione, non soltanto perché estremamente fotogenico ma anche per le fondamentali informazioni che può dare agli scienziati.

Colonne dalle nubi giganti di gas e polvere

Colonne di gas sapientemente modellate dal vento stellare che, assieme con l’ammasso vicino NGC 6611, fanno parte di una regione di formazione stellare chiamata Nebulosa Aquila (o Messier 16): il tutto a 7000 anni luce da noi, nella Costellazione del Serpente. Tali colonne nascono da Stelle di classe O e B che, appena formatesi, producono intensa radiazione ultravioletta e venti stellari che soffiano via dalle vicinanze il materiale stellare meno denso. Ci sono poi zone più dense di gas e polveri che resistono a quest’erosione più a lungo, sacche oltre le quali il materiale è schermato dal bagliore intenso delle stelle. Una schermatura che origina code e proboscidi, il tetro corpo del pilastro che punta in direzione opposta alla stella brillante.

Nuovi dettagli in 3D

Grazie allo strumento MUSE dell’European Southern Observatory montato sul Very Large Telescope, oggi gli scienziati sono in grado di chiarire anche particolari chiave relativi all'evaporazione in corso dei Pilastri della Creazione e al loro orientamento. Si è così osservato come la punta della colonna di sinistra sia rivolta verso di noi e si trovi sulla sommità di un pilastro che si trova dietro NGC 6611, a differenza degli altri. Su questa punta troviamo i segni dell’impatto della radiazione stellare dell’ammasso che la fanno sembrare più brillante ai nostri occhi, rispetto ai pilastri in basso a sinistra e in mezzo a destra, con punte rivolte in direzione opposta  alla nostra direzione di vista. Ma il lavoro degli astronomi ha anche evidenziato due indizi che sarebbero riconducibili a due stelle in gestazione nei pilastri di sinistra e in mezzo, nonché un getto da una stella giovane fino ad oggi sfuggito all’attenzione.

Visualizzazione tridimensionale dei Pilastri della Creazione (Crediti: ESO/M. Kornmesser)
in foto: Visualizzazione tridimensionale dei Pilastri della Creazione (Crediti: ESO/M. Kornmesser)

Adesso gli studiosi sperano di arrivare a comprendere meglio in che modo le stelle giovani come quelle presenti in NGC 6611 influiscono sulla formazione delle stelle della generazione successiva.

I Pilastri della Distruzione

In ambienti come quello dei Pilastri della Creazione ha luogo una quotidiana corsa contro il tempo per la formazione di altre stelle poiché la radiazione intensa delle stelle vigorose lima costantemente i pilastri. E anche i Pilastri della Creazione sono destinati a scomparire e, in questo caso, MUSE ha indicato agli astronomi l’arco di tempo entro il quale svaniranno, misurandone il tasso di evaporazione. Le colonne perdono ogni milione di anni una cosa come 70 volte la massa del Sole. Attualmente la massa è di circa 200 volte quella del Sole: questo significa che la loro aspettative di vita è di appena tre milioni di anni, ben poco su scala cosmica. Ancora una volta, gli scienziati sottolineano che, forse, il nome più adatto a queste magnifiche strutture potrebbe essere «I Pilastri della Distruzione».