Il lancio del razzo Soyuz avvenuto venerdì 22 agosto
in foto: Il lancio del razzo Soyuz avvenuto venerdì 22 agosto

Lo scorso venerdì, due veicoli spaziali Soyuz-Fregat sono partiti alla volta dello spazio dopo un lancio avvenuto regolarmente da Kourou, nella Guyana francese. I razzi trasportavano un carico prezioso, consistente in due satelliti della costellazione Galileo, il sistema messo a punto dall'agenzia spaziale europea con l'obiettivo di sostituire nei prossimi anni il GPS americano nei nostri navigatori satellitari.

Sull'orbita sbagliata per cause ignote

Sfortunatamente l'impresa al momento sembra aver incontrato un ostacolo di non poco conto: a distanza dal lancio, infatti, l'analisi dei dati ha rilevato un'anomalia nell'orbita dei satelliti i quali avrebbero dovuto trovarsi più in alto, rispetto a dove sono andati a collocarsi. Il programma prevedeva per i due satelliti un'orbita circolare, inclinata di 55 gradi con un semiasse maggiore di 29.000 chilometri; attualmente, invece, i due dispositivi stanno seguendo un'orbita ellittica (con eccentricità pari allo 0,23%) con un semiasse maggiore di 26.200 chilometri, inclinata di 49,8 gradi.

Dall'azienda che si è occupata del lancio, Arianespace, è arrivata immediata comunicazione che i due Fregat si trovano, in ogni caso, in condizioni di stabilità ed in posizioni tali da escludere nella maniera più totale la possibilità di rischi per la Terra. Eliminata questa preoccupazione, tuttavia, il problema permane: la società francese, attraverso il suo presidente Jean-Yves Le Gall, ha infatti fatto sapere che non è affatto scontato che si riesca a correggere l'orbita. Prioritario sarà determinare le cause dell'errore ma anche la portata concreta dell'anomalia. Per il momento, quindi, si nominerà il comitato d'inchiesta incaricato di chiarire misteri e responsabilità: alla designazione lavoreranno congiuntamente l'ESA ed Arianespace, con l'obiettivo di garantire una soluzione nel più breve tempo possibile.

Rappresentazione artistica del sistema Galileo in orbita (ESA – J. Huart)
in foto: Rappresentazione artistica del sistema Galileo in orbita (ESA – J. Huart)

Il programma Galileo

I satelliti attesi nell'orbita media spaziale che dovrebbero andare a costituire il sistema Galileo al completo sono 30: gli ultimi lanciati, qualora venisse risolto il problema e diventassero operativi, sarebbero rispettivamente il quinto e il sesto. Ma come mai dotarsi di una tale complessa strumentazione dal momento che abbiamo già il GPS? Il problema del sistema di posizionamento americano è che è di "proprietà" dell’esercito americano. Questo non ha mai costituito un ostacolo al libero uso da parte di chiunque, in qualunque parte del Pianeta: tuttavia non si può escludere del tutto, anche se soltanto in linea del tutto teorica, una decisione da parte del governo di "tagliare fuori" l'Europa dalla copertura satellitare. Certo, il vecchio e il nuovo continente sono storici e concordi alleati: ma perché rischiare anziché iniziare a dotarsi di un proprio, innovativo sistema di navigazione satellitare? Da qui la decisione di mettere a punto Galileo per il quale sarebbero previsti altri 12 satelliti da lanciare entro la fine del 2015: tutto ciò sempre ammettendo che l'anomalia riscontrata non porti a ripercussioni di gravità tali da influire sulle prossime date in programma.