La recente sentenza del tribunale di Ivrea che mette in correlazione l'uso prolungato di cellulari e tumori al cervello riapre una questione che si porta avanti da diversi anni. I rapporti tra Scienza e sentenze giuridiche non sempre sono stati idilliaci, conosciamo tanti i casi in cui i tribunali scavalcano quelle che sono le reali conoscenze scientifiche. Questo potrebbe spiegarsi anche col fatto che i metodi e fini dell'indagine giuridica sono profondamente diversi da quelli del metodo scientifico. A noi interessa in questa sede proprio quest'ultimo. Cosa sappiamo oggi dal punto di vista scientifico riguardo alle presunte correlazioni tra cellulari, onde elettromagnetiche e cancro?

Le onde elettromagnetiche non modificano il Dna

Tanto per cominciare le onde elettromagnetiche dei nostri dispositivi mobili non sono ionizzanti, quindi possiamo dire con tutta certezza che non sarebbero in grado di provocare mutazioni del Dna, cosa che invece caratterizza le sostanze radioattive. Si cita giustamente in questi casi la tabella dello Iarc (Istituto dell'Oms che si occupa della ricerca sul cancro), la quale inserisce i cellulari nella categoria 2B. Esaminando tale classificazione scopriamo che i cellulari sarebbero cancerogeni tanto quanto il caffè, oltre a questo riguarda sostanze "possibilmente cancerogene". Tale definizione con le lenti della Scienza non è da ritenersi una prova sufficiente, riguarda infatti i casi in cui i dati a disposizione sono stati ritenuti insufficienti dagli esperti per dimostrare una tesi con assoluta certezza.

Dati positivi e ipotesi negative

La Scienza, come spiegavamo anche per la questione del vaccino contro il papilloma virus, lavora su dati positivi: chiaramente il nulla non può essere dimostrato. Questo non significa che l'Organizzazione mondiale della sanità e in special modo lo Iarc non debbano avere interesse ad approfondire la questione.

Possibili correlazioni col Glioma?

Lo studio più importante in merito intitolato Interphone, avrebbe trovato una correlazione tra glioma (tumore del Sistema nervoso centrale) e uso prolungato del cellulare, pari a oltre mezz'ora al giorno. Per quanto i risultati meritino attenzione, leggendoli con la lente dello scienziato, si nota che gli esperti hanno evidenziato rischi di bias di conferma e veri e propri errori che limiterebbero la solidità dei risultati. In altri termini abbiamo una correlazione ma non la dimostrazione di un effettivo rapporto causa-effetto.

Rischio di tumore non supportato da tesi predittive

Una teoria scientifica dimostra ulteriormente la sua validità quando è capace di essere predittiva, altrimenti a lungo andare finirà per essere surclassata da altre. Quando Darwin espose la sua teoria dell'evoluzione produsse diverse predizioni, la più nota è quella che riguarda una specie di falena di cui il grande naturalista predisse l'esistenza; doveva avere una "lingua" tanto lunga da poter nutrirsi del polline di betulle altrettanto lunghe, tale specie di falena è stata alla fine trovata. Quando Einstein espose la sua teoria della relatività fu in grado di predire l'esistenza delle lenti gravitazionali, per quanto egli stesso fosse scettico all'idea di poterle vedere alla fine gli astronomi ne accertarono l'esistenza. Un recente studio sulla predittività delle tesi che mettono in correlazione i cellulari coi tumori ha avuto esito negativo. Del resto per quale motivo non si registra una insorgenza significativa di tumori in tutti i lavoratori esposti a dispositivi mobili per oltre mezz'ora al giorno?

La prudenza è legittima, l'allarmismo no

D'altro canto questo non significa che l'ambiente lavorativo non possa in qualche modo favorire l'insorgenza di tumori in soggetti particolarmente predisposti. Che dire per esempio dello stress dovuto ad un uso prolungato dei dispositivi mobili? Non possiamo nemmeno escludere che determinate sostanze presenti in certe marche di cellulari possano a lungo andare risultare nocive. E' giusto porsi dei dubbi ed effettivamente c'è chi esegue degli studi in merito, tuttavia sono ancora pochi e nulla è stato ancora sufficientemente dimostrato.