I tardigradi, noti per le incredibili capacità di sopravvivenza – sono gli animali più resistenti del nostro pianeta -, potrebbero soccombere agli effetti dei cambiamenti climatici. L'aumento combinato di radiazioni e temperature, infatti, genera loro malformazioni e impatta negativamente sul ciclo riproduttivo. Lo ha determinato un team di ricerca italiano del Laboratory of Evolutionary Zoology presso l'Università di Modena e Reggio Emilia, dopo aver condotto una serie di esperimenti con una specie antartica, l'Acutuncus antarcticus. La scoperta degli studiosi, coordinati dal professor Roberto Guidetti, docente presso il Dipartimento di Scienze della Vita dell'ateneo emiliano, contrasta in qualche modo con quanto proposto lo scorso luglio da studiosi dell'Università di Oxford in un documento pubblicato su Nature. Secondo i britannici, infatti, i tardigradi saranno gli ultimi animali a sopravvivere sulla Terra, sino all'inevitabile esaurimento del Sole, previsto tra 5 miliardi di anni. Ma se questi invertebrati sono così suscettibili agli effetti dei cambiamenti climatici, lo scenario potrebbe essere meno roseo anche per loro.

Guidetti e colleghi hanno concentrato le indagini su alcuni tardigradi recuperati in Antartide nel 2010, grazie a una ricerca finanziata dal Miur. La specie esaminata si è adattata a vivere in un ambiente di freddo estremo, tuttavia può resistere tranquillamente a temperature attorno ai 30° centigradi. Del resto i tardigradi possono sopportare bombardamenti di radiazioni; l'esposizione nel vuoto dello spazio; l'essiccazione senza bere e mangiare per decenni e la pressione esercitata nelle profondità oceaniche, giusto per citare alcune delle loro capacità più emblematiche. Eppure, l'Acutuncus antarcticus sembra avere un grosso punto debole, che emerge quando l'aumento delle temperature e delle radiazioni si presenta simultaneamente, uno degli effetti possibili dei cambiamenti climatici.

I tardigradi bombardati di radiazioni ultraviolette e sottoposti a temperature elevate hanno iniziato a presentare malformazioni e problemi nel ciclo riproduttivo, che in questa specie è legato alla partenogenesi (sono tutte femmine che si riproducono asessualmente, senza necessità del maschio). Gli scienziati hanno condotto anche vari esperimenti di essiccazione e idratazione, scoprendo che gli esemplari idratati resistono meglio ai cambiamenti ambientali di temperatura e radiazioni. Ciò nonostante, la stress sopportato causa un riassorbimento delle uova o trasmette i suoi effetti negativi alla generazione successiva. Poiché i cambiamenti climatici avvengono ‘gradualmente', questo tardigrado – così come altre creature antartiche, più esposte ai rischi – potrebbe adattarsi in tempo alle nuove condizioni e resistervi, tuttavia non si può escludere che possa ridursi o addirittura estinguersi a causa di essi. I dettagli della ricerca italiana sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Journal of experimental Biology.