Un team di ricerca dell'Università di Oxford ha determinato che i tardigradi, minuscoli organismi a otto zampe conosciuti anche col nome di orsi d'acqua, possono sopravvivere a diverse catastrofi astronomiche in grado di annientare la restante vita sulla Terra, esseri umani compresi. In pratica, secondo i ricercatori dell'autorevole ateneo britannico, questi esseri lunghi fino a mezzo millimetro e dall'aspetto “alieno” saranno gli ultimi sopravvissuti del nostro pianeta, e si estingueranno ben dopo di noi, se naturalmente non riusciremo a trovare un modo per trasferirci su un esopianeta accogliente, prima che il Sole inizi a trasformarsi nel nostro peggiore degli incubi.

La resistenza e la resilienza di questi invertebrati sono ben note alla scienza, come dimostrato dai numerosi esperimenti condotti su di loro. I tardigradi possono infatti sopravvivere fino a 30 anni senza alimentarsi e bere; sopportano temperature fino a 150° centigradi; resistono al congelamento dello spazio profondo e alla pressione prodotta nel fondo degli oceani. Ma non solo. Il loro DNA presenta un'innata resistenza alle radiazioni, inoltre accoglie frammenti di codice genetico di più specie che li rendono delle vere e proprie “macchine da guerra”. Prima o poi sono destinati a perire anche loro – la longevità è stimata in 60 anni – ma per farli estinguere è necessaria una catastrofe di portata biblica.

Gli studiosi britannici, coordinati dal docente di Fisica Rafael Alves Batista, hanno calcolato l'impatto di tre distinti fenomeni astronomici talmente devastanti da far evaporare gli oceani e quindi di condannare anche gli stessi tardigradi, ma la loro eventualità è così remota che questi organismi – che vivono praticamente ovunque – possono ‘dormire sonni tranquilli' fino allo spegnimento del Sole. Gli scienziati hanno innanzitutto valutato l'impatto di un asteroide o planetoide, ma per innescare l'evaporazione degli oceani esso deve possedere un'immensa massa di 1,7×10^18 chilogrammi. Sono noti soltanto dodici corpi celesti di questo genere con una massa paragonabile, ma nessuno di essi – come il pianeta nano Plutone – ha un'orbita ‘pericolosa' per la Terra.

Il secondo evento calcolato dagli scienziati è quello dell'esplosione di una supernova, un catastrofe che dovrebbe avvenire a 0,14 anni di luce da noi per avere effetti di “sterilizzazione” sulla Terra, ma poiché la stella più vicina (Alpha Centauri) dista 4 anni luce, non esiste alcun pericolo di questo genere all'orizzonte per moltissimo tempo. Infine è stato valutato l'effetto dei potentissimi gamma ray burst, raggi cosmici di una potenza spaventosa registrati nello spazio profondo. Per annientare (anche) i tardigradi ne servirebbe uno originato ad almeno 40 anni luce di distanza e diretto verso la Terra; una possibilità estremamente remota per i ricercatori.

Per questa ragione si ritiene che questi invertebrati continueranno a sopravvivere fino allo spegnimento del Sole, e la loro incredibile resistenza, per il team di Alves Batista, deve far riflettere sulla possibilità di trovare vita anche su pianeti ritenuti disabitati e inospitali, come ad esempio Marte. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature.

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