Gli abissi marini sono uno degli ultimi territori inesplorati del nostro pianeta, nonostante ricoprano quasi il 70% del totale. Sembra incredibile, ma la tecnologia umana ci ha permesso di atterrare sulla luna, di far correre un robot sulla superficie di Marte, di spingere il satellite Voyager ai confini del nostro sistema solare e di "sbirciare" con i telescopi galassie lontane anni luce, ma rarissime sono state le esplorazioni dei fondali marini. Infatti tutt'oggi escono, non di rado, notizie di stravaganti creature marine mai viste prima o habitat di cui non conoscevamo l'esistenza. Una delle prime tappe della conquista degli abissi batte bandiera italiana, il batiscafo Trieste il 23 gennaio 1960 alle 13:06 riuscì, per la prima volta nella storia dell'uomo, a raggiungere il punto più profondo fin ora conosciuto, la famosa Fossa delle Marianne a 11521 metri di profondità, dove la pressione esercitata su un cm2 è di più di una tonnellata.  Anche noi, come il Trieste, daremo un'occhiata dentro l'abisso, sperando, per questa volta, che non sia lui ha guardare dentro di noi.

Squalo folletto o squalo goblin
in foto: Squalo folletto o squalo goblin

Le creature degli abissi

Le particolare condizioni del loro habitat, la pressione, la mancanza di luce e anche la solitudine hanno reso incredibilmente originali gli adattamenti ottenuti dalle creature degli abissi. La natura ancora una volta si è resa più forte di qualsiasi avversità, dotando questi animali di capacità e comportamenti unici, almeno ai nostri occhi di "terrestri".

Macropinna microstoma con la testa trasparente

Se te lo stai chiedendo, sì questo pesce ha la testa trasparente. Il macropinna vive fra i 600 e gli 800 metri in piena zona crepuscolare (detta così poiché la luce ha l'intensità di un perenne crepuscolo) e a quelle profondità l'unica fonte di luce viene dall'alto ed è molto tenue. La particolarissima testa di questo pesce gli permette di catturare, con i suoi occhi, molta più luce del normale. Altra particolarità è quella di poter ruotare i bulbi oculari all'interno della testa, consentendogli di scorgere sia i predatori che cercano di sorprenderlo dall'alto sia le le prede che gli parano davanti.

Architeuthis o calamaro colossale

Forse fra le creature più nominate degli abissi oceanici, è stato l'ispiratore di leggende e miti antichi sui mostri marini. Con la sua mole colossale è un vero e proprio gigante che può raggiungere i 15 metri, rendendolo l'invertebrato più grande del pianeta. Si sa pochissimo delle sue abitudini e di lui si posseggono solo fugaci apparizioni video e i resti di esemplari spiaggiati o ritrovati dentro lo stomaco dei capodogli (odontocete, animale marino con i denti) suoi unici rivali in natura. Oltre a possedere gli occhi più grandi presenti in tutto il regno animale, ha una letale particolarità: i suoi tentacoli possiedono, come tutti i calamari, delle ventose, ma all'interno di queste, per assicurarsi la presa sulla sue prede, troviamo degli affilatissimi uncini che rendono la sua stretta veramente morale

Regalecus glesne o re delle aringhe 

È il più lungo pesce osseo conosciuto. Una batiscafo sommergibile nel 2010 nel golfo del Messico ha avvistato un esemplare della incredibile misura di 17 metri. Anche di questo pesce le prove video si contano sulle dita di una mano e gli unici dati che possediamo ci sono pervenuti grazie alla loro strana abitudine di concludere il loro ciclo vitale spiaggiandosi sulla terra ferma. Nonostante sia  un carnivoro e superi 3 volte le dimensioni di uno squalo bianco, si nutre di piccoli animali, come crostacei, molluschi e pesci che trova alla considerevole profondità di 1000 1500 metri.

Vampyroteuthis infernalis o calamaro vampiro

Deve il suo nome alle sua forma inquietante e non per fortuna alla sua dieta. Infatti non succhia il sangue delle sue prede, ma mangia i detriti che cadono dai 1000 metri sovrastanti il suo habitat abituale. Alle profondità in cui vive la luce è quasi assente e gli occhi di molti predatori non sono abituati, il calamaro infernale usa questa condizione per disorientarli. Produce lampi di luce di durata variabile da una frazione di secondo a diversi minuti e, se minacciato, emette dalle punte dei tentacoli una nuvola appiccicosa di inchiostro bioluminescente. Sembra incredibile, ma negli abissi marini accade l'esatto contrario che sulla terra ferma, si usa la luce al posto dell'ombra, per nascondersi.

Squalo folletto o squalo goblin

 

È uno squalo degli abissi dal naso davvero grande che popola, per quanto ne sappiamo, i fondali oceanici giapponesi fra i 250 e 1200 metri. Può raggiungere i 170 chili di peso e i 3 metri di lunghezza e possiede una grande coda molto simile a quella degli squali volpe, ma la sua caratteristica peculiare è la sua bocca protrattile che lo fa assomigliare all'alieno del film di fantascienza Alien.

Cryptopsaras couesii o rana pescatrice degli abissi

È un pesce dall'aspetto spaventoso, con una testa enorme che può arrivare a coprire il 30% del corpo e una grande bocca dai denti affilati che gli permette di ingoiare creature anche due volte le sue dimensioni. Vive a 3000 metri di profondità, dove la luce del sole non penetra, fattore che riesce utilizzare a suo vantaggio. Grazie ad un'escrescenza "esca" bioluminescente situata sopra la testa (che emette luce come fanno le lucciole d'estate) attira ignari pesci, di cui fa un sol boccone. Negli abissi possono passare anche degli anni prima di incontrare un proprio simile per accoppiarsi. La rana pescatrice degli abissi ha sviluppato un insolito metodo di corteggiamento. Il maschio, che è di misure notevolmente più contenute, trovata la femmina, attua un comportamento definito sessualmente parassitario: si attacca permanentemente con i denti al corpo della compagna, fondendosi letteralmente a lei. Attraverso una trasformazione, i flussi sanguigni dei due pesci si fondono, portando all'atrofizzazione di tutti i suoi organi interni, tranne gli unici che servono, i testicoli. Un'unica grande femmina può trasportare fino 6 maschi.

Opisthoteuthis californiana o  polpo Dumbo

 

È un polpo degli abissi che deve il suo curioso nome alla forma del corpo arrotondata e a due pinne poste sulla testa, usate per direzionare i suoi movimenti, che gli donano un aspetto grazioso, molto simile al famosissimo elefantino Disney. Vive a profondità che variano dai 500 ai 2500 metri.