Credit: NASA, ESA, and L. Infante (Pontificia Universidad Católica de Chile)
in foto: Credit: NASA, ESA, and L. Infante (Pontificia Universidad Católica de Chile)

Circa 13,8 milioni di anni fa, ossia soltanto 400 milioni di anni dopo il Big Bang, Tanya esisteva già: ecco perché questa galassia, la più debole mai individuata fino ad oggi, è stata battezzata con un nome che nella lingua Aymara, parlata da alcuni popoli della regione dell'altopiano andino, significa "primogenita".

Individuata da Hubble e Spitzer

La sua scoperta è recente ed è stata annunciata attraverso un articolo pubblicato dall'Astrophysical Journal: protagonisti principali sono stati i telescopi spaziali Hubble e Spitzer che, osservando congiuntamente, sono riusciti ad individuare questo oggetto dalla luminosità talmente fioca da poter essere considerata un'immagine dell'Universo primordiale. Non la più debole galassia, né tanto meno la più distante ma certamente la più flebile nella classe di galassie di recente formazione che, a causa della propria scarsa luminosità, tendono a restare nascoste anche ai potentissimi occhi dei telescopi puntati sul lontano Universo.

L'effetto lente gravitazionale

Per osservarla è stato determinante il fenomeno della lente gravitazionale, parte importante della teoria della relatività generale pubblicata da Einstein cento anni fa. Nello specifico, Hubble ha cercato in un vastissimo ammasso di galassie (MACS0416.1-2403) posto a circa 4 miliardi di anni luce dalla Terra che, agendo come una enorme e potentissima lente naturale, ha piegato ed ingrandito la luce di oggetti molto più lontani al di dietro di esse: uno zoom, se vogliamo, che ha fatto sembrare Tanya più luminosa di circa 20 volte. Dopodiché, i dati combinati di Hubble e Spitzer, hanno consentito di stimare la distanza precisa.

Una galassia giovane (che però sta crescendo)

Le sue dimensioni sono analoghe a quelle della Grande Nube di Magellano, quindi di una galassia nana. Ma Tanya sta crescendo rapidamente: parte di un gruppo composto da 22 giovani galassie che si stanno formando, e che si trovano quasi sull'orizzonte osservabile dell'Universo, potrebbe essere il nucleo di una galassia che si evolverà verso dimensioni normali.

Rappresentazione artistica di Hubble nello spazio
in foto: Rappresentazione artistica di Hubble nello spazio

Aspettando James Webb

Quest'ultima fatica di Hubble ci indirizza già verso quelli che saranno i compiti del suo successore: per il 2018, infatti, è previsto il lancio di James Webb, telescopio spaziale frutto della collaborazione tra NASA, ESA ed agenzia spaziale canadese che sfrutterà l'osservazione infrarossa per indagare nelle primissime fasi della nascita di una galassia dopo il Big Bang. Attesa e sofferta la sua realizzazione, dato che la scarsità di fondi aveva fatto temere, nel 2011, addirittura una cancellazione della missione, nonostante si fosse già investito abbondantemente sul progetto. Ma i lavori stanno andando avanti: poche settimane fa, è stato installato il primo dei 18 specchi con i quali il telescopio, intitolato al secondo amministratore della NASA, osserverà le meraviglie dell'Universo primordiale.