Un secolo fa, esattamente il 25 novembre del 1915, Albert Einstein pubblicava la sua teoria della relatività generale: quell'equazione sarebbe stata una delle più grandi conquiste del secolo scorso, spalancando la porta su una nuova fisica e su un universo che, finalmente, poteva essere guardato con occhi nuovi.

L'effetto "lente gravitazionale"

Una delle implicazioni chiave derivanti dalla teoria della relatività è quella che prevede la deformazione del tessuto dello spazio-tempo ad opera della materia: quindi, la presenza di massa tra la sorgente luminosa e l'osservatore può causare una deflessione della luce. La prima prova di questo assunto venne offerta da un'eclissi solare, durante la quale la luce di una stella lontana venne deviata dal passaggio vicino al Sole; da allora gli astronomi hanno collezionato numerosi esempi di questo fenomeno, noto come "lente gravitazionale". Non è soltanto un'illusione cosmica poiché è un effetto che ha rivelato la sua grande utilità per studiare galassie e gruppi di galassie estremamente lontani da noi.

La galassia Gatto del Cheshire

Una teoria di cento anni che ancora oggi può portare a scoperte sorprendenti: lo dimostrano gli ultimi risultati ottenuti dall'ammasso di galassie che prende il nome dal Gatto del Cheshire di Alice nel Paese delle Meraviglie (diventato Stregatto nella nota trasposizione cinematografica). Neanche a farlo apposta, cifra tonda anche per il romanzo che Lewis Carroll pubblicò, nella sua versione definitiva nota a tutti, nel novembre del 1865, esattamente 150 anni fa. Superfluo spiegare come mai gli scienziati hanno deciso di chiamare così l'oggetto.

Ecco il Gatto del Cheshire (Image credit: X–ray: NASA/CXC/UA/J.Irwin et al; Optical: NASA/STScI)
in foto: Ecco il Gatto del Cheshire (Image credit: X–ray: NASA/CXC/UA/J.Irwin et al; Optical: NASA/STScI)

Alcune delle caratteristiche del felino sono delle galassie distanti la cui luce viene tirata e curvata a causa della presenza di massa, formata in buona parte da materia oscura che può essere rilevata, quindi, solo grazie al suo effetto gravitazionale. Più nello specifico, la massa che distorce la luce remota è riscontrabile attorno agli occhi e al naso dell'oggetto; gli archi che formano i contorni del viso sono il risultato dell'effetto lente gravitazionale di quattro diverse galassie "sullo sfondo", molto più distanti dagli "occhi". Il lavoro del telescopio spaziale Hubble della NASA ha reso possibile vedere ciascuna singola galassia.

I dettagli del gatto

Fondamentale è stato anche il contributo di Chandra e della sua vista a raggi X grazie alla quale gli scienziati hanno potuto rilevare che i due "occhi" sono il membro più brillante del proprio gruppo di galassie e che l'occhio sinistro contiene un buco nero super-massiccio in piena attività. Soprattutto, i due gruppi di galassie stanno viaggiando l'uno verso l'altro ad una velocità di circa 500.000 chilometri orari: i calcoli degli astronomi mostrano che tra approssimativamente un miliardo di anni si fonderanno in una grande galassia con decine di galassie satellite attorno e, a quel punto, sarà meglio parlare di Galassia Ciclope.

Tornando ad Einstein

Se pensate che la relatività generale, con tutte le sue implicazioni, si risolva esclusivamente in fenomeni distanti anni luce da noi come le galassie vi sbagliate di grosso perché con questa teoria, enunciata ormai un secolo fa, fa ancora i conti la moderna tecnologia: ad esempio senza relatività non avremmo avuto il GPS e le nostre esistenze, nel 2015, sarebbero estremamente differenti.