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Guarire dal cancro “bruciandolo”? Attenzione alle cure fai da te

Spalmarsi pomate ustionanti contro il cancro? Ecco perché sarebbe una pessima idea.
A cura di Juanne Pili
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Le immagini di una ragazza avente un orribile buco nero sul naso per come vengono rilanciate nei tabloid inglesi potrebbero apparire recenti, in realtà la donna ha condiviso la sua storia attraverso un video di immagini caricate un anno fa, sul canale YouTube World's Greatest Medical – Case Studies.

Il pericolo è reale, riguarda gli effetti collaterali di una pseudo-cura contro il cancro della cosiddetta medicina alternativa. Parliamo della Black salve, letteralmente “pomata nera”. Questa pomata contiene cloruro di zinco e sanguinarine, entrambe sostanze altamente corrosive. Si suppone che la donna attraverso questo trattamento sperasse di curare il suo cancro alla pelle, evitando lo spauracchio della chemioterapia.

Esistono altri casi. In Rete è possibile trovare testimonianze fotografiche di altri pazienti, come riporta anche il debunker specializzato in bufale mediche Salvo Di Grazia.  Ai pazienti viene raccomandato di strofinarsi la Black salve – inguento che brucia il tessuto cutaneo – con la promessa che in questo modo il cancro alla palle svanisca. Il trattamento invece non può che fallire disastrosamente nel giro di pochi giorni, ed i segni sono indelebili, deturpando l’aspetto.

L’illusione di eliminare un tumore “arrostendolo” risale a tempi remoti; per quanto possa sembrare un’idea efficace non serve assolutamente a niente. E’ sufficiente che una sola cellula neoplastica sopravviva perché il tumore torni a diffondersi, inoltre il problema verrebbe solo nascosto sotto la cicatrizzazione della lesione, in questo modo la crescita tumorale proseguirebbe pressoché indisturbata. Ecco perché non si può fare a meno, nell’asportazione di un tumore, di rimuovere anche una parte del tessuto sano, come spiega Di Grazia:

E’ tanto importante asportare anche una zona sana attorno al tumore che anche l'esame istologico di un organo o di un tessuto asportato per problemi neoplastici segnala se la lesione è contenuta completamente nel pezzo asportato o se "tocca" i margini o addirittura li supera (in quest'ultimo caso l'asportazione non è stata completa, non è quindi sicura e deve essere ripetuta). Se oggi un concetto come questo ci sembra "elementare" un tempo non lo era.

Negli Stati Uniti e in Sudamerica la Black salve è il cavallo di battaglia delle medicine alternative, in una lotta che sembra avere maggiori effetti contro la medicina ufficiale – allontanando i pazienti dalle cure reali – piuttosto che contro i tumori, verso i quali non hanno mai dimostrato alcuna efficacia, come nel caso dei rimedi a base di limone e bicarbonato.

In Rete troviamo altre creme ustionanti, presentate spesso con il termine di Cansema. Altri rimedi deriverebbero dalle radici di Sanguinaria Canadensis. Sono stati studiati quattro tipi di cure basate su questa idea di terapia, registrando risultati per niente incoraggianti.

Una pericolosità accertata. Come riportato anche da Popular Science, la Food and drug administration in Usa ha inserito la Black salve in una lista nera di sostanze da evitare per la cura del cancro. Interessante anche lo studio del 2011 pubblicato sul Journal of American Academy of Dermatology. Più recentemente l’11 maggio scorso è stato lanciato un allarme attraverso l’articolo pubblicato sul Science Daily ed intitolato "Home ‘remedy?' Beware of black salve, dermatologists say".

Attenzione alle cure fai da te. Ci vogliono decenni per formare medici esperti. La cura a malattie terribili come il cancro non può trovarsi semplicemente digitando su Google.

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