Gli orsi polari (Ursus maritimus) si estingueranno entro il 2100, se non riusciremo a contrastare l'aumento delle temperature innescato dai cambiamenti climatici. Il riscaldamento globale sta infatti letteralmente sciogliendo l'habitat artico dei plantigradi, che hanno sempre meno ghiaccio marino a disposizione per andare a caccia delle prede predilette (le foche). Gli orsi sono così costretti a cercare cibo sulla terraferma dove scarseggia, oppure a fare lunghissime nuotate per arrivare alle residue piattaforme ghiacciate. Ciò li rende affamati, deboli, e le femmine non hanno grasso a sufficienza per sostenere sé stesse, figurarsi per i cuccioli. Questa situazione sta già facendo crollare diverse popolazioni, ma entro pochi decenni gli effetti saranno irreversibili.

A tratteggiare questo drammatico scenario, già esplorato da altri studi, è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Università di Toronto – Scarborough, Canada, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'istituto Atmospheric Sciences MS351640 dell'Università di Washington, del National Center for Atmospheric Research di Boulder, dell'Università del Colorado e dell'organizzazione Polar Bears International. Gli scienziati, coordinati dal professor Péter K. Molnár, docente presso la Facoltà di Scienze Biologiche dell'ateneo canadese, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver messo a punto un sofisticato modello matematico in grado di mettere in relazione il fabbisogno energetico degli orsi polari con l'impatto delle temperature sullo scioglimento del ghiaccio artico.

Dall'analisi dei dati è emerso che, qualora la temperatura media arrivasse a toccare i 3,3° C in più rispetto all'epoca preindustriale (ben oltre i traguardi di 1,5° C o 2° C auspicati nell'Accordo sul Clima di Parigi), ben 12 sottopopolazioni rappresentative dell'80 percento di tutti gli orsi polari crollerebbero a causa della carenza di ghiaccio, che si sta riducendo a ritmi sempre più allarmanti. Non a caso, l'Artico si sta riscaldando a una velocità doppia rispetto a quella rilevata nel resto del pianeta. A causa della carenza del ghiaccio gli adulti saranno costretti a sopportare molti più giorni di digiuno rispetto a quelli che affrontano adesso (un maschio adulto di una tipica popolazione ha grasso per resistere circa 200 giorni senza cibo, ma in futuro la riserva sarà quasi dimezzata); ciò si rifletterà sulla disponibilità delle risorse per i piccoli, praticamente azzerate, e senza nuove generazioni la specie sarà condannata a una rapida estinzione.

I ricercatori hanno calcolato che qualora si riuscisse a contenere l'aumento delle temperature a 2,4° C, gli orsi polari potrebbero sopravvivere oltre il 2100, ma ciò non sarebbe comunque sufficiente a salvarli dall'estinzione. Al momento non esiste un “Piano B” per impedire la scomparsa dei maestosi mammiferi; l'unica soluzione è combattere strenuamente i cambiamenti climatici, e dunque le emissioni di carbonio che continuiamo a produrre noncuranti delle conseguenze. Del resto, se non faremo qualcosa, anche noi andremo incontro a “sofferenze indicibili” entro la fine del secolo, secondo un'approfondita ricerca sull'impatto del riscaldamento globale. Gli orsi polari sono al momento classificati come vulnerabili nella Lista Rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), ma gli scienziati chiedono con forza che siano considerati ufficialmente minacciati di estinzione, a causa della loro precaria condizione. I dettagli della ricerca “Fasting season length sets temporal limits for global polar bear persistence” sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature Climate Change.