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3 Agosto 2021
11:55

Gli incendi in Sardegna hanno arso vivi numerosi cani legati alla catena

Tra i numerosi animali uccisi dal devastante incendio che nei giorni scorsi ha colpito la provincia di Oristano, in Sardegna, vi sono anche molti cani. Diversi di essi erano infatti legati alle catene e hanno trovato una morte orribile, non potendo fuggire dal fumo e dalle fiamme. La LAV ha chiesto ai sindaci di tutti i comuni coinvolti di vietare immediatamente la detenzione alla catena dei migliori amici dell’uomo.
A cura di Andrea Centini
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Le principali vittime del catastrofico incendio che nei giorni scorsi ha divorato oltre ventimila ettari di boschi e terreni agricoli nell'oristanese, in Sardegna, sono gli animali. Le fiamme e il fumo hanno infatti tolto la vita a un numero enorme di esemplari, sia di specie domestiche che selvatiche, come dimostrano le distese di carcasse rinvenute dai soccorritori. Pecore, capre, cavalli, asini, cervi, cinghiali, volpi, nidiacei ancora incapaci di volare, rettili e moltissimi altri animali sono stati arsi vivi o sono deceduti per intossicazione, incapaci di sfuggire ai roghi appiccati dalla mano criminale dell'uomo. Le condizioni ambientali e climatiche “ideali”, tra vento forte e vegetazione secca a causa delle alte temperature, hanno del resto reso le fiamme ancor più rapide e distruttive. Tra gli animali che hanno trovato una fine particolarmente orribile vi sono i cani, molti dei quali erano legati alla catena e dunque impossibilitati a fuggire dalle fiamme.

Le immagini strazianti dei migliori amici dell'uomo uccisi in questo modo atroce sono l'ennesimo monito sulla violenza e sulle privazioni cui condanniamo gli altri esseri viventi del pianeta. Nessun cane o altro animale dovrebbe fare questa fine, bruciato vivo perché privato della propria libertà. Per questa ragione la Lega Anti Vivisezione (LAV) ha deciso di scrivere a tutti i sindaci dei comuni sardi investiti dai roghi affinché emanino rapidamente un'Ordinanza che vieti la detenzione dei cani legati alla catena. “L’uso della catena, oltre a impedire agli animali di mettersi in salvo nel caso di calamità e incendi, compromette in ogni caso la libertà di movimento degli animali con grave danno e pericolo per la loro salute anche psichica e per la loro vita”, ha dichiarato in un comunicato stampa Roberto Corona, membro della sede di Cagliari della LAV. “Purtroppo si tratta di un fenomeno ancora tollerato in molte zone d’Italia, di cui non è difficile comprendere la gravità: centinaia di animali costretti a una vita interrotta, prigioniera, sottoposti a stress e sofferenza, e a seri rischi di incolumità!”, ha aggiunto l'attivista. “Per accelerare i tempi e dare un nostro contributo, non solo in termini di aiuti diretti agli animali, ma anche in prevenzione di ulteriori terribili morti, abbiamo predisposto e inviato ai sindaci una proposta di Ordinanza che potranno da subito adottare”, gli ha fatto eco Alessia Corbu di LAV Sassari. L'auspicio è che passi al più presto anche una legge regionale che allinei la Sardegna ad altre realtà italiane, dove la detenzione a catena dei cani è già espressamente vietata.

Oltre a chiedere l'immediato divieto di legare i cani, i volontari della LAV sottolineano le difficoltà che stanno avendo per far ricongiungere con i padroni i cani riusciti a scampare alle fiamme. Moltissimi infatti non hanno il microchip e dunque è impossibile risalire ai proprietari che non li stanno cercando attivamente. Come indicato dalla LAV, in quelle zone è pratica diffusa non far inserire il chip ai cuccioli, pertanto si chiede un'azione delle istituzioni con campagne ad hoc affinché vengano regolarizzati tutti i cani. Per evitare ulteriori sofferenze agli animali già duramente colpiti dagli incendi, inoltre, recentemente è stata avviata una petizione su Change.org per chiedere al governatore della Sardegna Christian Solinas di vietare la caccia al termine della stagione dei roghi. L'iniziativa promossa dal signor Mauro Rombi di Cagliari sta avendo un enorme successo sul web: sono infatti già circa 50mila i cittadini che hanno deciso di firmarla e condividerla.

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