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Gli elefanti “piangono” i morti, provano a richiamarli e interagiscono a lungo con i corpi

Un team di ricerca internazionale guidato da una scienziata del San Diego Zoo Institute for Conservation Research hanno descritto nel dettaglio il comportamento degli elefanti innanzi ai propri compagni e famigliari morti. I pachidermi interagiscono a lungo con le carcasse, anche molto tempo dopo la decomposizione, provando a toccarle e spostarle, emettendo richiami.
A cura di Andrea Centini
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È noto da tempo che gli elefanti hanno un notevole interesse per gli esemplari deceduti della propria specie, tuttavia grazie a un nuovo e approfondito studio è stata fatta maggiore chiarezza sulle interazioni e sul comportamento tenuto dai pachidermi innanzi alla morte. Gli scienziati hanno determinato che gli elefanti “piangono” i propri morti pur non avendo uno stretto legame sociale con essi, inoltre continuano a interagire con le carcasse – toccandole e annusandole con la proboscide – per lungo tempo, anche ben oltre l'inizio della decomposizione. In alcuni casi gli esemplari continuavano a tornare a mucchi di ossa bianche arse da sole.

A descrivere questi comportamenti è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del San Diego Zoo Institute for Conservation Research e dello Smithsonian Conservation Biology Institute, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi di Save the Elephants e dell'Università Statale del Colorado. I biologi, coordinati dalla dottoressa Shifra Goldenberg, hanno condotto uno studio di revisione sulle osservazioni di 32 carcasse di elefante distribuite in vari punti della Riserva Nazionale Samburu, nel Kenya settentrionale.

In alcuni casi è stato osservato il momento esatto in cui un esemplare è morto, quando è crollato a terra esanime; i membri del suo gruppo sono subito accorsi attorno al corpo e hanno provato a sollevarlo e a spostarlo con le proboscidi, emettendo vocalizzazioni per provare a richiamare il compagno. “I comportamenti più comuni tra gli elefanti nei confronti dei loro morti includevano il toccare, l'avvicinarsi all'animale morto e indagare sulla carcassa”, ha dichiarato la dottoressa Goldenberg in un comunicato stampa rilasciato dallo zoo di San Diego. “Le motivazioni alla base dei comportamenti osservati sono difficili da comprendere, ma chiaramente variavano in base alle circostanze e agli individui”, ha aggiunto la specialista. In un caso è stato osservato il continuo andirivieni di una giovane femmina dalla carcassa della madre, un comportamento verosimilmente associato a un'emozione intensa, spiegano i ricercatori.

Gli elefanti vivono infatti in un tessuto sociale estremamente complesso, nel quale le relazioni durano per decenni; ci sono gruppi che si formano e si separano, per poi tornare assieme dopo tempo. Queste relazioni complesse, scrivono gli scienziati, “richiedono il riconoscimento e il ricordo di un ampio numero di individui della propria specie”, di conseguenza “non sorprende che gli elefanti abbiano dimostrato notevoli capacità cognitive, memoria estesa e olfatto altamente sofisticato”. “Osservare gli elefanti che interagiscono con i loro morti mette i brividi nella schiena, poiché il comportamento indica chiaramente un sentimento avanzato”, ha dichiarato il dottor George Wittemyer di Save the Elephants.

Non è chiaro il motivo per cui gli elefanti si comportino in questo modo, ma come documentato nei primati, nei cetacei e nei proboscidati, sembra che in alcuni casi negli animali sociali non ci sia “accettazione della morte”. Un recente caso emblematico è quello dell'orca che ha trascinato la carcassa del suo piccolo innanzi al porto di Genova per diversi giorni. Probabilmente, spiegano i ricercatori, toccando e annusando per lungo tempo le carcasse dei morti, gli elefanti “aggiornano costantemente le informazioni sociali e spaziali”, che servono loro per sopravvivere. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Primates.

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