Gli elefanti africani si estingueranno entro il 2040, se non faremo nulla per proteggerli. Ad annunciare la potenziale, imminente dipartita dei pachidermi è stato il WWF in un drammatico comunicato stampa, nel quale è stato fatto un parallelismo con gli iconici mammut lanosi vissuti durante l'era glaciale, estinti probabilmente proprio a causa dell'uomo. Tra i dati snocciolati dal Fondo Mondiale per la Natura (World Wide Fund for Nature – WWF), in particolar modo dalla sezione francese dell'organizzazione, vi è il crollo della popolazione di elefanti africani negli ultimi 40 anni, con una perdita complessiva di esemplari del 70 percento.

La causa è da attribuire fondamentalmente ai cacciatori di frodo, che uccidono un esemplare ogni 25 minuti per le sue zanne, vendute a peso d'oro nel mercato illegale dell'avorio, in particolar modo quello asiatico. Ciò significa che ogni anno vengono sterminati 20mila esemplari. “I bracconieri per abbattere gli elefanti utilizzano generalmente dei kalashnikov o delle frecce avvelenate. Queste armi feriscono gli animali, ma non li uccidono immediatamente. Una volta che sono a terra, i bracconieri tagliano i loro tendini per immobilizzarli, condannandoli a una morte dolorosa. Per far dissanguare più velocemente gli elefanti, tagliano anche le loro proboscidi”, ha dichiarato Pauwel De Wachter, il coordinatore del WWF per l'Africa Occidentale.

Le tecniche di avvelenamento hanno un impatto catastrofico anche su altri animali, quelli che si nutrono delle carcasse degli elefanti uccisi, in particolar modo uccelli saprofagi. Il 20 giugno del 2019 furono ritrovati i corpi di oltre 530 avvoltoi (principalmente grifoni dorsobianco africani) e di due aquile fulve in Botswana; molto probabilmente si erano nutriti di tre carcasse di elefanti uccisi ritrovate poco prima. Proprio in Botswana il Ministero dell'Ambiente, della Conservazione delle risorse naturali e del turismo ha annunciato di aver riaperto la caccia agli elefanti africani dopo 5 anni di stop dal divieto imposto dall'ex presidente Ian Khama. La continua scomparsa di elefanti ha inoltre un impatto significativo sulla vegetazione, dato che si tratta dei principali animali responsabili della “concimazione” e della diffusione di semi nella savana e nelle foreste.

Che gli elefanti siano seriamente minacciati è acclarato, tuttavia una potenziale estinzione entro soli venti anni sembra essere scongiurata proprio dai numeri. In base a quanto riportato nell'“African Elephant Status Report 2016: an update from the African Elephant Database”, l'ultimo accurato censimento delle popolazioni di elefanti, in Africa vivono circa 415mila esemplari, la maggior parte dei quali al di fuori delle aree protette. Certo, se da qui al 2040 verranno effettivamente uccisi 20mila elefanti all'anno, la specie verrebbe spazzata via, ma gli animali si riproducono, e in base a quanto indicato nella Lista Rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) il numero di esemplari è in aumento, e non in diminuzione. La popolazione globale di elefanti africani, secondo le stime degli scienziati, aumenterebbe del 4 percento all'anno. Ciò, naturalmente, non significa che la specie sia in salute – è classificata come vulnerabile – e che i bracconieri non siano una minaccia alla loro sopravvivenza, tutt'altro, ma le stime di un'estinzione in soli venti anni sono un po' troppo pessimistiche. La speranza è che il contrasto serrato al mercato dell'avorio (segnali positivi arrivano anche dalla Cina) spinga i bracconieri senza scrupoli a deporre le armi e a lasciare finalmente in pace i maestosi pachidermi.