La stenella striata prova a scappare e si ferisce gravemente contro le rocce. Credit: Dolphin Project
in foto: La stenella striata prova a scappare e si ferisce gravemente contro le rocce. Credit: Dolphin Project

Un delfino catturato e trascinato assieme al suo branco nella “baia della morte” di Taiji, nella prefettura di Wakayama, in Giappone, ha provato con tutte le sue forze a fuggire dal recinto marino in cui era stato rinchiuso per essere ucciso e macellato. Durante il disperato tentativo di fuga si è provocato gravissime ferite al rostro (le mascelle) contro le rocce, perdendo talmente tanto sangue da nuotare dentro di esso. Un sub lo ha raggiunto, bloccato con la forza per le pinne e lo ha trascinato sotto il tendone dove i mammiferi marini vengono uccisi, “lontano” da occhi indiscreti. La sua carne e quella di oltre 30 delfini del suo branco, tutte stenelle striate (Stenella coeruleoalba), è stata già trasferita nei supermercati locali per essere venduta.

A documentare di nascosto la straziante scena sono stati i volontari del team “Cove Monitors” del Dolphin Project, un'organizzazione senza scopo di lucro fondata dall'ex addestratore di delfini Richard “Ric” O'Barry. Fu proprio lui che attraverso il film documentario The Cove – vincitore del Premio Oscar nel 2010 – fece conoscere a tutto il mondo le atrocità che si consumano nella baia di Taiji, soprannominata “baia della morte” proprio per il mare lordo di sangue dopo i massacri dei piccoli cetacei. Solo alcuni mesi addietro la stessa squadra di volontari aveva filmato un branco di globicefali (o balene pilota) che, nel medesimo recinto, si era radunato in cerchio al centro di esso; gli esemplari si strinsero uni agli altri prima di essere prelevati e uccisi sotto il tendone verde.

L’esemplare ferito viene condotto sotto il tendone per essere macellato. Credit: Dolphin Project
in foto: L’esemplare ferito viene condotto sotto il tendone per essere macellato. Credit: Dolphin Project

A rendere particolarmente agghiaccianti le immagini della stenella che prova a fuggire disperatamente, la consapevolezza che si tratta di un animale senziente, sociale ed estremamente intelligente, che soffre per la separazione dai suoi simili e nel vederli torturati in quel modo atroce. Per molti versi i cetacei sono infatti assimilabili ai primati, dei quali facciamo parte anche noi e le grandi scimmie come scimpanzé, gorilla e oranghi.

Le stenelle striate, inoltre, sono un vero e proprio inno alla gioia di vivere; in mare sono tra i delfini più giocosi e acrobatici in assoluto, e ammirarne un intero branco composto da centinaia di esemplari mentre salta fuori dall'acqua è una delle esperienze più emozionanti che si possa fare in natura. La specie è presente anche nel Mar Mediterraneo, e non è raro incontrarne branchi soprattutto nel Santuario dei Cetacei al largo della Liguria. Nelle immagini qui di seguito potete vedere un branco che abbiamo filmato nell'Oceano Atlantico lo scorso anno.

Nel mirino dei cacciatori della baia di Taiji non ci sono solo le stenelle striate e i globicefali, ma anche i tursiopi (Tursiops truncatus) e i grampi (Grampus griseus). Non tutti gli esemplari vengono uccisi, alcuni infatti vengono catturati e venduti a parchi acquatici e acquari di tutto mondo. La separazione dalla propria famiglia e la privazione della libertà può essere un destino ancor più doloroso che l'uccisione stessa per questi mammiferi marini, come dimostra la drammatica storia della pseudorca Kina, morta sola dopo 44 anni di prigionia.

Il branco di stenelle striate sterminato dai cacciatori, di cui faceva parte l’esemplare che ha tentato la fuga. Credit: Dolphin Project
in foto: Il branco di stenelle striate sterminato dai cacciatori, di cui faceva parte l’esemplare che ha tentato la fuga. Credit: Dolphin Project

Dall'inizio del nuovo anno i cacciatori della baia giapponese di Taiji hanno già catturato quattro branchi di cetacei; due di stenelle striate, uno di grampi e uno di tursiopi.

Una stenella striata esanime. Credit: Dolphin Project
in foto: Una stenella striata esanime. Credit: Dolphin Project