Oggi torna il Friday For Future, l’appuntamento per gli studenti (e per chiunque voglia partecipare) che rinunciano alla scuola in segno di protesta per chiedere ai governi azioni efficaci e definitive per ridurre l’inquinamento. Una manifestazione per spostare nuovamente l'attenzione sui cambiamenti climatici e il loro continuo impatto sul mondo che, ormai a velocità allarmanti, sta portando il nostro pianeta verso cambiamenti irreversibili. Lo sottolinea un articolo di Nature, che indica come ormai stiamo raggiungendo i punti di non ritorno che, una volta superati, condanneranno il nostro pianeta.

Nel corso degli ultimi anni i punti di non ritorno – la perdita della foresta amazzonica o lo scioglimento della calotta polare dell'Antartico occidentale, per esempio – sono stati al centro di un pensiero che tende a sottovalutare la possibilità che questi eventi possano davvero colpire il pianeta nel corso dei prossimi anni. Eppure i fatti mostrano una fotografia ben differente, che dimostra come questi eventi siano più vicini di quanto si possa pensare. E se davvero si avvereranno, per il nostro pianeta ci sarebbe davvero ben poco da fare. L'idea dei punti di non ritorno risale a due decenni fa, quando l'Intergovernmental Panel on Climate Change ha definito che questi eventi diventeranno probabili quando il riscaldamento globale supererà i 5 gradi sopra i livelli pre-industriali. Ora, invece, gli ultimi rapporti dell'IPCC indicano che questi punti potrebbero essere raggiunti anche con un aumento tra 1 e 2 gradi.

Il rischio ora è che questi punti fungano come una catena di eventi all'interno della quale uno ne genera un altro. E il problema è che i primi sono già iniziati. Come sottolinea Nature, il Mare di Amundsen potrebbe aver già superato il punto di non ritorno nel fronte in cui si incontrano mare, roccia e ghiaccio, che allo stato attuale si sta ritirando a una velocità allarmante. Questo provocherebbe la destabilizzazione della calotta glaciale dell'Antartide occidentale, con conseguente aumento del livello del mare di 3 metri nel corso dei prossimi secoli.

Il riscaldamento globale ha però portato anche all'aumento delle ondate di caldo oceaniche, che stanno decimando i coralli della Grande Barriera Corallina australiana, con i rischio di perdere il 99 percento dei coralli tropicali nel caso in cui le temperature aumentassero di altri 2 gradi. Una serie di eventi che possono portare al rilascio di carbonio, che a sua volta può rendere ancora più rapidi i cambiamenti climatici e vanificare i tentativi umani di ridurre le emissioni. Tutto questo sta destabilizzando l’Amazzonia, per la quale le stime del punto di non ritorno vanno dal 40 percento al 20 percento di perdita della copertura forestale, giù diminuita del 17 percento dagli anni ’70.

Cosa fare, quindi? Il problema è che i dati dimostrano che il tempo a nostra disposizione è davvero poco e che le contromisure messe in campo potrebbero non bastare. Se le attuali promesse dei paesi di ridurre le emissioni venissero implementate, risulterebbero comunque in un probabile riscaldamento globale di circa 3 gradi, nonostante gli accordi di Parigi dovessero limitarlo sotto i 2 gradi. La stima che 3 gradi siano il punto di incontro ottimale si scontra però con le nuove stime al ribasso secondo le quali i punti di non ritorno potrebbero essere raggiunti anche con una riscaldamento inferiore rispetto a quanto previsto in passato. In altre parole, il riscaldamento dovrebbe essere limitato a 1,5 gradi. Ma in questo momento non sono questi piani.

Cos’è il Friday For Future

Per questo è importante farsi sentire. Il Friday For Future è lo sciopero settimanale lanciato da Greta Thunberg per protestare contro l’inquinamento globale causa dei cambiamenti climatici che stanno sconvolgendo il nostro Pianeta, e la nostra vita e che ha dato vita ad un movimento a cui stanno partecipando tutti gli studenti e tutte le persone che sperano ancora in un futuro meno inquinato.

Quando partecipare al Friday For Future

Il prossimo appuntamento del Friday For Future è fissato per venerdì 29 novembre 2019, ad una settimana dalla COP25, la conferenza ONU sui cambiamenti climatici prevista, appunto, dal 2 al 13 dicembre in Spagna, a Madrid. Venerdì 29 novembre è l’occasione per tutti noi per ribadire la volontà di contrastare l’inquinamento che sta provocando i cambiamenti devastanti per la nostra vita: eventi meteorologici estremi, innalzamento del livello del mare e riscaldamento globale.

Come partecipare al Friday For Future

Per partecipare basta andare sul sito ufficiale FridaysForFutureItalia e cercare, attraverso la mappa messa a disposizione, le città in cui è previsto, con il dettaglio di orario e luogo di partenza della manifestazione.

Le richieste del Friday For Future del 29 novembre 2019

Il manifesto ufficiale del Friday For Future elenca quelle che sono le tre richieste definite ‘chiare, brevi, ma rivoluzionare’ e quindi:

  • FUori dal fossile, per raggiungere lo 0 netto di emissioni a livello globale entro il 2050 e in Italia entro il 2030, l’obiettivo è restare entro l’incremento delle temperature di 1,5 gradi
  • TUtti uniti, nessuno escluso, perché tutti quanti siamo coinvolti se vogliamo salvare il nostro futuro
  • ROmpiamo il silenzio, diamo voce alla scienza, poiché è ancora possibile evitare un innalzamento delle temperature che sconvolgerebbe definitivamente il clima, è necessario però da parte dei governi ascoltare la comunità scientifica e seguirne i consigli.