In soli due mesi, in Italia, per via delle misure di contenimento introdotte dal governo per contrastare la pandemia di coronavirus SARS-CoV-2, si stima un crollo nelle emissioni di anidride carbonica del 35 percento. Si tratta di un vero e proprio crollo “amico” dell'ambiente, considerando che la CO2 è il principale dei gas a effetto serra ed è il motore del riscaldamento globale. In termini squisitamente numerici, è un risultato talmente virtuoso da essere paragonabile alla riduzione di un decennio per centrare l'obiettivo dell'Accordo di Parigi sul clima del 2015, in base al quale si punta a limitare l'aumento delle temperature medie globali – rispetto all'epoca preindustriale – al massimo di 2° C (ma sarebbe meglio 1,5° C, come indicato nel documento).

Ad annunciare questo traguardo è stata l'alleanza Italy for Climate, un gruppo di aziende unitesi nella lotta ai cambiamenti climatici per promuovere un'economia sostenibile e proiettata all'azzeramento delle emissioni di carbonio. Gli autori del rapporto “Effetti del lockdown sulle emissioni di Co2 in Italia, prima analisi congiunturale”, che potete consultare cliccando sul seguente link, sottolineano tuttavia che il risultato non è certamente legato a interventi strutturali nei trasporti o nella regolamentazione delle attività energetiche, ma figlio delle misure draconiane (leggasi limitazioni alle libertà personali) imposte per spezzare la catena dei contagi della COVID-19, l'infezione scatenata dal coronavirus emerso in Cina. Pertanto, al termine dell'emergenza o comunque in relazione a un allentamento delle misure restrittive (che per il 4 maggio sarà solo parziale), ci sarà un'inevitabile rimbalzo nelle emissioni, che potrebbero anche impennare se non verranno favorite le energie alternative. “L’analisi degli effetti delle crisi economiche dei decenni precedenti mostra sempre come, a seguito di una crisi economica, la successiva fase di ripresa sia caratterizzata da una nuova crescita delle emissioni, spesso maggiore di quella pre-crisi”, scrivono gli autori del rapporto.

Per quanto concerne i risultati ottenuti dal lockdown in Italia, gli esperti di Italy for Climate sottolineano che a marzo le emissioni di CO2 legate ai combustibili fossili sono state ridotte del 17 percento, per un totale di 5,7 milioni di tonnellate in meno rilasciate in atmosfera rispetto al 2019. Con l'inasprimento delle misure restrittive iniziato il 22 dello stesso mese, nelle settimane successive si è registrato un crollo ancora più significativo. Nel complesso, tra marzo e aprile, Italy for Climate stima una riduzione del 35 percento dell'anidride carbonica, pari a – 20 milioni di tonnellate. Il calo è risultato particolarmente significativo per il settore dei trasporti, con un taglio del 70 percento nelle emissioni.

Al crollo dell'anidride carbonica si aggiunge quello del diossido di azoto (NO2), un gas tossico emesso principalmente dall'attività delle centrali elettriche e dal traffico, soprattutto dai motori diesel. Lo strumento TROPOMI installato sul satellite sentinel 5 della missione Copernicus ne ha rilevato un abbattimento di circa il 50 percento nelle principali capitali europee, comprese quelle del Bel Paese. Il rischio, tuttavia, è che nel 2021 questi risultati possano essere spazzati via da politiche che non tengano conto dei rischi legati ai cambiamenti climatici. In futuro, spiegano gli esperti, potrebbero scatenare una crisi globale ancor più catastrofica della pandemia di coronavirus.