Nonostante non manchino le perplessità, il presidente Obama ne è convinto: sarà un asteroide il secondo corpo celeste del nostro Sistema Solare sul quale atterreranno esseri umani. Nel 2020 la NASA dovrà essere in grado di prendere al lazo uno di questi sassi vaganti nei dintorni della Terra e trainarlo in orbita intorno alla Luna. Qui, uno o due anni più tardi, potranno con tutta calma sbarcare gli astronauti a bordo della capsula Orion, con l’obiettivo di svolgere analisi scientifiche, prospezioni mineralogiche e test ingegneristici. Ma dove possiamo trovare l’asteroide giusto? L’agenzia spaziale americana non ha ancora deciso, ma ha ormai un’idea chiara di quanti e quali asteroidi si trovino nei dintorni della Terra: i cosiddetti NEO – Near-Earth Objects – sono più o meno a portata di mano. Ora tre ricercatori dell’Advanced Space Concepts Laboratory all’Università di Strathclyde, in Scozia, hanno ristretto la scelta a 12 asteroidi, secondo quanto riportato nel loro studio pubblicato sulla rivista Celestial Mechanics and Dynamical Astronomy.

"ERO" – Gli scienziati hanno analizzato il database di oltre 9000 NEO realizzato dal Jet Propulsion Laboratory della NASA per individuare quelli più facilmente manovrabili per essere trasferiti in un’orbita stabile cambiando la loro velocità di meno di 500 metri al secondo. Garcia Yamoz, a capo del gruppo, ha ribattezzato i 12 asteroidi individuati “ERO”, ossia Easily Retrivable Objects. Il più promettente si chiama 2006 RH120, ha una diametro tra i 2 e i 7 metri e può essere spostato variando la sua velocità di appena 58 metri al secondo. Con una spinta prodotta da razzi, l’asteroide potrebbe entrare nell’orbita individuata in cinque anni. In tal modo non sarebbe necessario sviluppare nuove tecnologie di traino, ma basterebbe usare gli attuali sistemi di propulsione. Testare questo meccanismo sarebbe inoltre importante per dimostrare la possibilità di deviare potenziali asteroidi-killer in rotta di collisione con la Terra.

I "NEO" classificati in ordine di grandezza dalla NASA.
in foto: I "NEO" classificati in ordine di grandezza dalla NASA.

Finalità scientifiche, ma non solo – I NEO, spiegano gli autori della ricerca, possono essere utilizzati per finalità scientifiche di primo piano. Potranno infatti aiutare a risolvere le domande ancora aperte riguardo la formazione dei pianeti a partire dalla nebulosa proto-planetaria d’origine, e aiutare a spiegare l’origine dell’acqua sulla Terra, che secondo alcune teorie sarebbe giunta proprio attraverso gli impatti di asteroidi e comete. Senza contare la possibilità di sfruttare le risorse minerarie di cui i NEO sono ricchi. Minerali e metalli potrebbero essere utilizzati per costruire in situ la tecnologia necessaria per la realizzazione di astronavi o basi spaziali. Non dovendo sostenere le spese di lancio dalla Terra, future “industrie asteroidali” sarebbero significativamente più economiche.

Ingegneria su larga scala – Gli studiosi riconoscono che una cosa è utilizzare la propulsione a razzi per muovere un veicolo spaziale, il cui peso è nell’ordine delle decine di migliaia di chilogrammi, un’altra è provare a muovere un piccolo asteroide, che pesa decine di milioni di chili. Per riuscirci, tuttavia, essi ritengono possibile sfruttare l’attrazione gravitazionale della Terra e del Sole. La maggior parte di questi asteroidi è stata scoperta di recente, negli ultimi cinque anni, con l’eccezione dei due più vecchi, scoperti rispettivamente nel 2000 e nel 1991, considerati anche i meno appetibili tra i dodici, classificati in ordine decrescente in base alla loro velocità. “La possibilità di catturare un piccolo NEO o un pezzo di un oggetto più grosso sarebbe di grande interesse scientifico e tecnologico nei prossimi decenni”, sostengono gli scienziati. “E’ un logico trampolino verso più ambiziosi scenari di esplorazione e sfruttamento di asteroidi, e probabilmente l’obiettivo più facilmente realizzabile da parte degli umani di modificare l’ambiente del Sistema Solare fuori dalla Terra, o tentare un macro progetto di ingegneria su larga scala”.