Un addetto del perschereccio norvegese Kato estrae un feto dal ventre di una balenottera minore, appena issata a bordo dopo essere stata colpita a morte con un arpione. Dopo il taglio del cordone ombelicale il piccolo viene lasciato sul ponte della nave.
in foto: Un addetto del perschereccio norvegese Kato estrae un feto dal ventre di una balenottera minore, appena issata a bordo dopo essere stata colpita a morte con un arpione. Dopo il taglio del cordone ombelicale il piccolo viene lasciato sul ponte della nave.

Come ogni anno, i primi giorni di primavera collimano con l'apertura della caccia alle balene ad opera della Norvegia, che nel 2017 punta a raddoppiare il numero di esemplari da catturare e macellare. Il paese nordico è uno dei pochissimi al mondo che si ostina a praticare questo barbaro sterminio, nonostante la moratoria internazionale della IWC (International Whaling Commission), lo status in pericolo di estinzione dei grandi cetacei e il dissenso praticamente unanime – con rarissime eccezioni – a livello globale.

A differenza del Giappone, altro grande paese dedito alla baleneria, quella della Norvegia è una vera e propria caccia per scopi commerciali, dichiarati apertamente e ufficialmente, mentre il paese asiatico si ‘nasconde' dietro non meglio precisate spedizioni di ricerca scientifica.

L'avvio della nuova stagione di caccia è accompagnato da uno strascico di polemiche molto più acceso che in passato, principalmente a causa di un documentario chiamato ‘Battle of agony' e mandato in onda sulla rete nazionale norvegese NRK. Nel filmato, della durata di un'ora circa, emergono dettagli inquietanti sul massacro perpetrato dai balenieri, che non si fanno scrupoli a squarciare il ventre delle femmine per estrarre i feti. Il 90 percento degli esemplari catturati è composto infatti da femmine, nella maggior parte dei casi in gravidanza. Un dettaglio che secondo Dag Myklebust, il capitano del peschereccio norvegese Kato sul quale è stato registrato il documentario, è sintomo di buona salute per la specie. Nello specifico, i balenieri norvegesi prediligono le balenottere minori (Balaenoptera acutorostrata), una specie che arriva a sino a 10 metri di lunghezza per 5 tonnellate di peso e che non è presente nel nostro Mar Mediterraneo.

A rendere ancor più sconcertante il massacro è il percorso che compie la carne. Si stima infatti che il consumo annuo di carne di balena per i norvegesi sia di appena 250 grammi, per questo gli stock invenduti vengono inviati in Giappone, in barba alle leggi che impediscono la vendita internazionale di questo tipo di prodotti.

Se ciò non bastasse, in un documento pubblicato nel 2015 da due associazioni non-profit, la Environmental Investigation Agency di Londra e l'Animal Welfare Institute di Washington, è emerso che 113 tonnellate di prodotti derivati dalla macellazione delle balenottere sono state utilizzate per sostenere gli allevamenti di animali da pelliccia, un'altra fiorente industria nel ‘paese più felice del mondo'. L'olio estratto dal grasso di balena sarebbe invece utilizzato per produrre cosmetici e prodotti di bellezza come creme per la pelle. Per dire basta a questo massacro insensato e anacronistico è stata recentemente avviata una petizione su Avaaz, con lo scopo di chiedere al governo norvegese la fine della caccia e a tutti gli altri di impedire il transito delle navi della morte.

[Foto di NRK]