La somministrazione combinata di due anticorpi monoclonali può raddoppiare la sopravvivenza dei pazienti colpiti dal cancro al colon-retto metastatico, una patologia che in Italia, in base ai dati del volume “I numeri del cancro” presentato al Ministero della Salute, ogni anno uccide poco meno di 20mila persone, oltre 50 al giorno. I due farmaci coinvolti nella ricerca sono il cetuximab e l'avelumab, rispettivamente un anticorpo monoclonale a bersaglio molecolare e un immunoterapico.

A dimostrare l'efficacia della coppia di farmaci è stato un team di ricerca tutto italiano, guidato da scienziati dell'Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. Tra i centri di ricerca che hanno collaborato l'Istituto Tumori Milano; l'Istituto Nazionale Tumori – IRCCS – Fondazione Pascale di Napoli; il Dipartimento di Oncologia del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma; l'Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana – Stabilimento di Santa Chiara; l'IRCCS Fondazione Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo e l'Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale “SG Moscati” di Avellino.

I ricercatori, coordinati dalla dottoressa Erika Martinelli e dal professor Fortunato Ciardiello, entrambi del Dipartimento di Medicina di Precisione dell'ateneo campano, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver coinvolto in uno studio multicentrico di Fase II a braccio singolo (chiamato “CAVE mCRC”) 77 pazienti tra il 10 agosto 2018 e il 21 febbraio 2020, tutti colpiti da cancro al colon-retto con metastasi a uno stadio avanzato, che avevano smesso di rispondere ad altri trattamenti. Grazie all'accoppiata cetuximab e l'avelumab, la sopravvivenza media è stata portata da 8 a 13 mesi, la sopravvivenza libera da progressione della malattia a 3.6 mesi e il controllo complessivo della malattia si è verificato nel 65 percento dei pazienti. In uno specifico sottogruppo di partecipanti, che non hanno manifestato mutazioni a geni RAS in grado di contrastare i benefici del cetuximab, la sopravvivenza media è salita da 8 a 16 mesi, la sopravvivenza libera da progressione è stata di 4,3 mesi mentre il controllo globale della malattia si è verificato nel 73 percento dei casi.

Ma come agiscono esattamente cetuximab e avelumab? Come indicato, sono due anticorpi monoclonali (semi-sintetici) prodotti in laboratorio. Il primo è un farmaco a bersaglio molecolare progettato per bloccare il recettore per il fattore di crescita epidermico (EGFR) sito sulle cellule malate; il secondo è un immunoterapico anti-PD-L1 che supporta il sistema immunitario a colpire le cellule cancerose. Il trattamento prevede 10 mg / kg q14 di avelumab e 400 mg / m2 di cetuximab, da somministrare anche successivamente in dosi di 250 mg / m2 settimanali fino alla progressione della malattia o a livelli di tossicità definiti “inaccettabili”. Fortunatamente, come specificato dalla dottoressa Martinelli all'AGI, i farmaci hanno presentato un livello di tossicità accettabile, ovvero leggera tossicità cutanea nel 14 percento dei casi e diarrea nel 4 percento.

Come sottolineato dal professor Ciardiello, i due farmaci vengono utilizzati in una strategia definita “re-challenge”, un trattamento con farmaci di terza linea da perseguire in pazienti che hanno avuto una prima risposta positiva, ma che poi hanno mostrato una progressione della malattia e dunque sono passati ai chemioterapici, ai quali tuttavia risultano resistenti. In pratica, la coppia di anticorpi monoclonali risulta efficace in quei pazienti con cancro colorettale per i quali le altre strategie risultano inefficaci. I dettagli della ricerca “Avelumab plus cetuximab in pre-treated RAS wild type metastatic colorectal cancer patients as a rechallenge strategy: The phase II CAVE (cetuximab-avelumab) mCRC study” sono stati presentati al congresso online della European Society for Medical Oncology (ESMO) e sono consultabili al seguente link. I risultati andranno confermati in studi clinici randomizzati di Fase 3.